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ATTRAVERSANDO LA CITTÀ’

Crema, è una città di 35.000 abitanti, posta sulla riva destra del fiume Serio. La parte vecchia della città ha uno schema radiocentrico: dalla piazza del Duomo partono verso l’esterno, le Quattro Vie principali collegate tra loro da percorsi circolari. Il Centro è circoscritto da antiche mura costruite intorno alla fine del ’400. L’accesso alla città avveniva attraverso porte, di cui due sopravvissute: Porta Ombriano e Porta Serio. Un percorso attraverso la città potrebbe iniziare da Porta Ombriano, cioè nella zona dove ha la sua sede principale il Pacioli, ex-convento dei frati comboniani. Si parte e si attraversa la città fino ad arrivare all’altra Porta, detta Porta Serio.

All’estremo ovest del centro storico di Crema si innalza Porta Ombriano, costruita con funzione monumentale tra il 1805 e il 1807. Di stile neoclassico, presenta una bella facciata esterna disegnata a tempio greco.

Nelle nicchie sopra le due porte laterali più piccole sono collocati i busti di due personaggi togati, forse della famiglia Vimercati.

Porta Ombriano

Porta Serio, situata in Piazza Garibaldi, costituisce l’ingresso orientale di Crema. Fatta costruire durante la dominazione francese, questo solenne monumento neoclassico presenta sei bellissime statue in marmo: quattro guerrieri e due figure allegoriche femminili (1805-1807). Porta Serio

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

E’ situato di fianco all’entrata del Pacioli. Tra la seconda metà del secolo XII e la prima metà del secoloXVI le zone del cremasco erano afflitte da peste, fame e guerre, ma gli abitanti venivano confortati spiritualmente da interventi miracolosi.

Nel 1488, durante la costruzione delle nuove mura di Crema, venne dipinta sul torrione tra porta Ombriano e porta Ripalta una Madonna con bambino.

In seguito alle vittorie conseguite e alle grazie che il popolo sosteneva di ricevere, questa immagine cominciò ad essere venerata. La situazione politica travagliata di quel periodo fece in pochi anni maturare il disegno di erigere alla Madonna una chiesa propria in quanto l’immagine miracolosa non sarebbe mai stata al sicuro nella cappelletta.

Nel 1601 iniziò la costruzione della chiesa della Madonna delle Grazie.

Dopo alcuni anni, nel 1613, la Sacra Immagine venne trasportata nella sua chiesa, protetta da una grande inferriata.

La struttura architettonica della Chiesa è ancora di gusto cinquecentesco.

Gli affreschi del Barbelli

Dal 1641 al 1643 la chiesa venne affrescata da Gian Giacomo Barbelli, pittore cremasco (1604-1656) che riuscì a conferire al santuario una nuova forma architettonica grazie alle sue prospettive.

In questo periodo il pittore era nella pienezza della forma artistica e godeva di larga fama.

In questa chiesa raggiunse il vertice della sua arte e la chiesa può essere considerata il suo capolavoro sia per la tecnica illusionistica della finta architettura sia per gli episodi narrativi.

Sull’altare neoclassico è situata l’immagine della "Madonna con bambino coronata da due angeli". E’ il più famoso dipinto miracoloso.

CHIESA DELLA S.S. TRINITA’

La Chiesa della SS. Trinità, che si trova nel centro storico della città in via XX Settembre, è una Chiesa del 1700 di stile barocco. L’edificio presenta due facciate caratterizzate da una elegante decorazione in rilievo affiancate da un campanile. Era la parrocchiale dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, perchè rispondeva alle loro esigenze in quanto ricca di altari marmorei, argenti di fabbricazione cremasca, numerose statue e quadri.

La Chiesa presenta due facciate collegate tra loro per mezzo di una fiancata smussata che dà il senso della continuità. Le facciate sono a doppio ordine, le lesene sono coronate da bellissimi capitelli con foglie d’acanto, elemento decorativo. La facciata meridionale presenta tre finestroni adornati da arabeschi in finto cotto.

L’elegante campanile dà slancio a tutta la costruzione ed è costituito da una cella campanaria che termina in forma tonda con i pinnacoli coronati da una ringhiera in ferro battuto ed è sormontato dalla statua bronzea del Redentore.

L’ingresso principale è quello della facciata occidentale. L’interno ha una sola navata piuttosto curva e larga con cappelle laterali, e si presenta sfarzoso e ricco. Sopra l’ingresso laterale c’è il grandioso organo con la cantoria ottocentesca. Entrando nella chiesa dalla porta occidentale si nota la meravigliosa prospettiva pittorica dell’abside, opera dei fratelli Galliari, che, con l’uso di linee curve, trasforma la superficie piatta in un’illusoria superficie concava, processo tipico del barocco. Molti quadri di pittori locali corredano la Chiesa rendendola una preziosa pinacoteca.

CITTÀ’ DI PALAZZI

Nel corso del 600, Crema si trovò in una situazione particolarmente favorevole. Posta sul confine della repubblica Veneta, sviluppava traffici commerciali con Venezia, che le aveva concesso numerosi privilegi, e con il milanese, dominato dagli spagnoli. Dall’attività commerciale la città trasse un grande benessere.

Un’altra fonte di ricchezza per alcune famiglie cremasche fu l’attività militare svolta al servizio della Serenissima.

Così i Vimercati, gli Zurla, i Benzoni e i Premoli possono vantare personaggi che si dedicarono con grande onore alle armi, ottenendo riconoscimenti in ricchezze e titoli nobiliari.

Questo benessere, che durò tutto il secolo nonostante la crisi generalizzata dell’Italia spagnola, portò alla costruzione in città di numerosi palazzi privati appartenenti alla nobiltà e alla borghesia cittadina, come Palazzo Vimercati Sanseverino, Palazzo Premoli, Palazzo Benzoni, Palazzo Zurla poi Tadini e altri.

Anche nel 700, nonostante la avviata decadenza di Venezia, sorsero in città nuovi splendidi palazzi nobiliari come Palazzo Albergoni-Arrigoni e Palazzo Bondenti poi Terni de Gregory.

1. PALAZZO PREMOLI Fu costruito nel 1708, ma è rimasto incompiuto nell’interno. Il palazzo presenta un’armonica facciata al centro della quale si erge uno splendido portale che sorregge un balconcino. All’interno si trovano il portico a cinque archi e due portali in cotto, che permettono l’ingresso ai corpi laterali.
2. PALAZZO BENZONI Fu costruito nel 1627.

La facciata è pregevole per la decorazione in marmo intorno alle finestre e per il portale sormontato da un balcone con ringhiera, ornato da enormi cariatidi. Lo scalone adorno di statue conduce a un salone d’onore con ricche sovraporte in stucco.

3. PALAZZO ALBERGONI-ARRIGONI, GIA’ BENVENUTI Notevole lo splendido scalone con ricche balaustre a volute di marmo e affresco nella cupola costruita nella metà del 1700.
4. PALAZZO TERNI-BONDENTI Progettato nel 1711 presenta un impianto complessivo simile ad una U. Notevoli sono i portali in pietra, su uno dei quali poggia un bel balconcino caratterizzato, come tutte le facciate, da un pregevole ferro battuto d’epoca .

Internamente si trovano il giardino, il piccolo cortile chiuso fra le ali del palazzo e un grande scalone a rampe, che conduce ai piani superiori ove si possono ammirare innumerevoli dipinti d’autore e bellissimi soffitti rinascimentali.

5. PALAZZO BENVENUTI VIMERCATI BONZI Edificio preesistente sistemato nell’Ottocento
6. PALAZZO VIMERCATI SANSEVERINO Fu edificato nel 1602 inglobando la precedente dimora della famiglia Vimercati Sanseverino. La facciata principale è caratterizzato da un magnifico portale sul quale si possono ancora ammirare il grandioso stemma dei Vimercati Sanseverino e dei simboli di guerra. All’interno si apre una corte quadrata, il cui portico è chiuso da una splendida cancellata in ferro battuto che permette l’ingresso al giardino retrostante. Le sale del piano nobiliare sono affrescate con motivi settecenteschi.

DUE PASSI IN CITTÀ’

Attraversare la città da una parte all’altra consente di passeggiare per le vie dello shopping più raffinato.

Via Mazzini ci conduce verso il Centro Culturale S. Agostino, sistemato nell’omonimo convento.

IL CONVENTO DI S. AGOSTINO

Questo convento venne edificato fra il 1439 e il 1456 secondo i canoni dell’arte gotica. Durante l’occupazione napoleonica fu trasformato in caserma e, dopo la II guerra mondiale, in ricovero per gli sfrattati.

Il complesso comprendeva anche una grandiosa chiesa, demolita però agli inizi dell’800 in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini religiosi. Quindi sono giunti fino a noi solo i due chiostri, la sala capitolare e il refettorio, divenuti dal 1968 sede del Museo, della Biblioteca, della Pinacoteca e delCentro Culturale S. Agostino. I due chiostri sono situati a nord e a sud. I portici a vela del primo chiostro contengono vari reperti locali (epigrafi, busti, etc.) mentre sotto i portici del secondo chiostro, giacciono due piroghe altomedioevali. L’aula del refettorio presenta un soffitto a volte originate da un susseguirsi di spicchi appoggiati su mensole. Pareti e soffitto sono affrescati con 24 tondi di storia sacra e nelle lunette appaiono 22 ritratti di frati agostiniani. I due affreschi più importanti, la Crocifissione e l’Ultima Cena, sono attribuiti al pittore Pietro da Cemmo, che operò in zona verso la fine del 1400. Era ormai abbastanza vecchio quando intraprese il lavoro a Crema. Qui, il pittore nel 1507 interpretò la Cena rifacendosi a Leonardo, ma apportando molte varianti. I suoi affreschi furono riscoperti solo nel 1953, durante il restauro generale dell’edificio. Le sale erano infatti state trasformate, nell’agosto 1945, in magazzini e uffici, in ristoro invernale e abitazione per i senza tetto e tutti i muri erano stati intonacati di bianco.

Il Museo contiene un’ottima sezione archeologica allestita nel 1992 in varie sale che contengono reperti della civiltà del bronzo, materiali di epoca tardoromana, e materiali provenienti dalla necropoli longobarda di Offanengo. Il museo possiede anche altre sezioni. Interessanti quelle dedicate alle tradizioni popolari (con ricostruzione di ambienti d’epoca) e all’artigianato locale, in particolare l’arte organaria. La pinacoteca percorre l’intera storia della pittura cremasca, dalle tavolette da soffitto rinascimentali fino agli artisti contemporanei.

Notevole un dipinto del Guercino.

SANTA MARIA DELLA CROCE

La leggenda La decisione di fondare la chiesa di S. Maria della Croce fu presa in seguito all’apparizione (nel 1490) della Beata Vergine alla pia Caterina degli Uberti, che la sera del 3 aprile 1490 venne colpita a morte dal marito. Caterina, in fin di vita, invocò il soccorso della Vergine che, nelle sembianze di una donna del popolo, le apparve e la condusse in una casa dove riprese le forze. Dopo questo episodio seguirono altri episodi miracolosi. I cremaschi decisero così di erigere un tempio a S. Maria della Croce perchè, proprio nel giorno di S.Croce, la Madonna aveva incominciato a compiere miracoli.

La struttura

Costruita tra il 1490 e il 1500, la basilica di S. Maria della Croce è a pianta ottagonale con l’aggiunta di 4 bracci uguali che la rendono a croce greca. Questa è la forma tipica delle chiese rinascimentali, alla cui pianta centrale venivano spesso aggiunti altri elementi. Sopra lo spazio centrale, inoltre, era tipica la cupola simboleggiante il cosmo. Questa simbologia sostituisce quella medioevale, dove gli edifici erano a croce latina con l’abside rivolta ad est e la facciata ad ovest. L’ideatore di questo nuovo tipo di pianta fu Leon Battista Alberti. Fu appunto questo architetto che portò il Rinascimento al Nord e fu l’architetto Battagio, allievo di Bramante, a lavorare al Santuario di S. Maria. Nel 1493, a seguito di un litigio con le autorità locali, il Battagio abbandonò il lavoro, che fu terminato da un architetto lombardo, ancora legato allo stile gotico. Ancor oggi si possono, infatti, notare entrambi gli stili all’esterno della basilica. In particolare troviamo lo stile gotico nella parte alta del loggiato costituito da archi a sesto acuto.
Gli affreschi La splendida decorazione dell’interno del santuario esprime la nobiltà della tradizione artistica lombardo-padana unitamente a quella veneziana.

Gli affreschi che ornano la cupola sono di epoca settecentesca. Le quattro cupoline laterali presentano affreschi ottocenteschi. Tre dei quattro altari laterali sono ornati da quadri realizzati nel 1575 da Bernardino e Antonio Campi, famosi pittori di scuola cremonese. Di Carlo Urbino, pittore cremasco del 1500, è invece il quadro "L’andata al calvario".


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