1° ITINERARIO

Crema - Trescore - Cascine Gandini e Capri - Pandino - Palazzo Pignano - Crema

  • Ore 8.30: partenza dall’Istituto "L. Pacioli"

  • Abbiamo imboccato via Seminario, P.zza S. Martino, via Gramsci e via Indipendenza

  • Successivamente ci siamo immessi in via Picco, quindi abbiamo attraversato la ferrovia e il ponte sul Canale Vacchelli

  • Girando a sinistra sulla strada sterrata, abbiamo costeggiato il canale e la ferrovia

  • Abbiamo tenuto questo percorso sino alla provinciale che porta a Vailate; l’abbiamo attraversata e abbiamo proseguito lungo il Canale Vacchelli sino ad arrivare alla Chiesa di S. Caterina, nel punto dove c’è la roggia Alchina, sopraelevata rispetto al Canale Vacchelli (ore 9.00)

  • Qui, dopo aver deviato a destra sulla carrareccia tra la loggia e i campi coltivati a cereali, foraggio, ortaggi, ci siamo diretti a Trescore (ore 9.30) dove abbiamo fatto tappa per ammirare la chiesa, un tipico esempio di stile barocco

  • Usciti dal paese sulla ciclabile nord, abbiamo seguito la strada comunale che porta a Torlino

  • Ore 10.15: arrivo a Torlino Vimercati ci ha permesso di sostare alla chiesa di S. Ambrogio, dove sono conservati dipinti del Barbelli

  • Dopo questa fermata abbiamo ripreso la strada a settentrione per vedere il fontanile che si trova al bivio per Vailate

  • Siamo poi tornati in Torlino, lo abbiamo attraversato per immetterci sulla strada per Vaiano e ci siamo fermati davanti alle Cascine Gandini (ore 11.00)

  • Abbiamo proseguito verso Pandino dove abbiamo potuto visitare il Castello Visconteo del ‘300 (ore 11.30)

  • Siamo poi tornati sulla strada per le Cascine Gandini e, all’altezza della pesa pubblica, abbiamo girato a destra dirigendoci a Palazzo Pignano

  • Ore 12.15: sosta per il pranzo alla Pieve di Palazzo Pignano, in parrocchia.

  • Nel pomeriggio abbiamo visitato la bella chiesa protoromanica, gli scavi della villa tardo romana e la casa parrocchiale dove il Parroco custodisce alcune tele di artisti cremonesi.

  • Ore 17.00: siamo ripartiti per il rientro a Crema, aggirando a sud la Pieve e gli scavi.

  • Ci siamo immessi sulla strada per Scannabue.

  • Abbiamo attraversato il paese e abbiamo ripiegato verso sud sino al ponte sopra il Canale Vacchelli. A questo punto, abbandonata la strada, ci siamo diretti ad est sulla carrareccia adiacente il canale che attraversava la zona mediana dei Mosi.

  • Superati Cascina Donati, il Castello, il centro agricolo e la chiesetta di S. Caterina, ci siamo raccordati con l’itinerario di partenza.

Qualche notizia in più

CASCINE CAPRI E GANDINI

Durante la visita ai dintorni cremaschi di particolare interesse è stato poter notare la presenza di tipiche cascine della bassa pianura. Un bell’esempio si trova nella località "cascine Capri e Gandini", tra Torlino e Pandino.

L’edificio si presenta sviluppato soprattutto in lunghezza, fornito di un ampio porticato esposto a sud.

La parte alta del porticato è formata da magazzini e da una lunga balconata dove veniva essicato il grano.

La parte inferiore, invece, era adibita ad abitazione per i contadini.

Nella cascina abitava una vera e propria comunità. La stalla era, perciò, in comune ed era adiacente alla cascina stessa.

Tutto era organizzato in funzione di questa vita comunitaria, a turno si cucinava e si curavano i bambini e d’inverno si trascorrevano tanquille serate nella stalla, filando e raccontando storie.

PALAZZO PIGNANO

Sulle origini di Palazzo Pignano si ha un’antichissima leggenda che lo colloca al tempo dello sbarco di Enea sulle rive del Tevere dopo l’incendio di Troia.

I primi popoli che qui abitarono furono i Liguri ai quali seguirono, dopo molti anni, i popoli Umbri e gli Etruschi. Durante lo scavo per la costruzione del canale nella zona di Palazzo Pignano si trovarono numerosi resti di palafitte e utensili in pietra che testimoniano l’antica presenza di queste popolazioni. Dopo i Galli, verso la fine del III sec. a.C. arrivarono i Romani che trasformarono Palazzo Pignano in un "fundus" o podere rustico. Il "fundus" era una vasta fattoria con granai e costruzioni rurali destinate all’abitazione degli schiavi e dei loro sorveglianti. Quasi sempre era proprietà di una famiglia patrizia della quale portava il nome. "Fundus Pinianus" mostra l’appartenenza del fundus a un membro della Gens Pinnia, abitante forse a Roma. Dopo i Romani vi furono i Longobardi che si impadronirono di Palazzo Pignano per l’importanza strategica che rappresentava e per la terra fertile. La presenza Longobarda è testimoniata dai reperti trovati, come alcune tombe di guerrieri del tempo. Palazzo Pignano venne distrutto per ben due volte.

Le origini

La pieve di S. Martino risale ai primi decenni dell’XI secolo. Essa presenta una pianta rettangolare ed è divisa in tre navate absidate, tipico dello stile protoromanico.

La facciata è a capanna e il campanile è del XV secolo, mentre la cella campanaria e il coronamento ottogonale risalgono alla fine del XVII secolo.

La torre campanaria è protoromanica e se ne vedono le fondamenta scoperte nel 1964 all’esterno.

Sotto la pieve, nel giugno 1963, sono stati trovati relitti murali che appartengono a una basilica paleocristiana rotonda, attribuiti al V secolo dopo Cristo, e il cui pavimento era coperto di mosaici.

La pieve di S. Martino

Tripartito da 14 colonne, l’interno della pieve ha una copertura a capriate e presenta solo l’abside maggiore, in quanto quelle minori furono distrutte nel XVII sec. per costruire le sacrestie e gli altari barocchi di S. Carlo e della Madonna. La muratura è in pietra arenaria e cotto, disposta a doppio parametro a spina di pesce.

Particolarmente pregiate sono le sculture della Pietà, gruppo di otto statue in terracotta raffiguranti il compianto per il Cristo morto, risalente al Rinascimento ed opera di Agostino de Fondulis (1510).

Essa fu donata alla chiesa di Palazzo dal conte Vimercati Sanseverino alla fine dell’800; il dolore e il dramma sono vissuti interiormente, quindi senza esagerazioni per quanto riguarda le espressioni e con tratti lombardi nei panneggi.

Sull’arco trionfale e nell’abside sono presenti degli affreschi che hanno una forma non molto curata ma diffondono vivacità per i colori usati e la varietà espressiva.

L’autore è ignoto ma si pensa che siano della seconda metà del "500". Su qualche pilastro della navata centrale e sul lato sinistro, troviamo dei dipinti commissionati dai fedeli. Questi dipinti dovrebbero risalire alla fine del "400".

L’interno
Dietro la chiesa, negli anni 60, fu scoperta una villa romana molto vasta. L’impianto della villa si presenta con una serie di locali intorno ad un portico ottogonale, selciato con piastrelle di marmo e delimitato da un ampio giardino. Alcune stanze sono pavimentate a mosaico con figure geometriche. Le ville romane

CASTELLO DI PANDINO

Pandino si trova a 12 Km da Crema.

Qui si trova il castello voluto da barnabò visconti e dalla moglie Regina Della Scala. Nacque tra il 1354 e il 1361 come abitazione signorile di campagna per il tempo libero quindi dedicato allo svago, alla letteratura cavalleresca e, soprattutto, alla caccia.

Numerose lettere attestano la continua presenza del Signore di Milano, specialmente d’autunno, periodo più favorevole allo sport di cui era appassionato.

Il castello è un quadrato regolare, in mattoni a vista. Le molte finestre confermano l’origine non militare del castello. Le fronti nord e sud si differenziano per la presenza degli ingressi, non in asse. L’intero edificio è circondato da cornici di mattoni a scaletta.

All’interno del castello si apre un’ampia e suggestiva corte quadrata, circondata da portici con archi acuti.

Nei portici e nelle sale dei due piani si può ammirare una notevole testimonianza dell’arte di corte trecentesca: una pittura fatta di vivaci forme geometriche con motivi architettonici e vegetali.

Ovunque si possono notare gli stemmi dei Visconti, la vipera azzurra in campo bianco, e dei Della Scala, la scala bianca in campo rosso.


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