INQUINAMENTO DEL SUOLO

I principali effetti dell’inquinamento del suolo sono i seguenti:

· ALTERAZIONE DELL’ECOSISTEMA SUOLO, per modificazioni della componente abiotica ( pH, struttura del suolo, composizione chimica ) e della componente biotica (microrganismi e pedofauna ).Le conseguenze dell’alterazione dell’ecosistema sono fondamentalmente di tre tipi: - perdita di biodiversità, -riduzione della fertilità, - riduzione del potere auto depurante.

· CONTAMINAZIONE GLOBALE dovuta all’immissione nel suolo di sostanze tossiche e persistenti, che possono entrare nelle catene alimentari e dare origine a fenomeni di bioaccumulo.

· TRASFERIMENTO DELL’INQUINAMENTO dovuto a sostanze tossiche del suolo, alle falde acquifere, con evidenti rischi per la salute umana.

CAUSE CONSEGUENZE POSSIBILI RIMEDI
  • Accumulo di rifiuti solidi,  contenenti materiali non  biodegradabili ( plastica,  lattine, ecc)
  • uso di pesticidi, diserbanti e  concimi chimici in  agricoltura-seppellimento di rifiuti  tossici e radioattivi nel  terreno
  • inquinamento dell'aria e  dell'acqua, in quanto spesso  le sostanze inquinanti si  depositano nel terreno
  • distruzione di alcune specie  vegetali ed animali
  • prodotti vegetali ed animali  pericolosi per la salute dei  consumatori

 

 

 

 

  • raccolta differenziata dei  rifiuti
  •  riciclaggio dei materiali
  • limitare l’uso di prodotti  chimici in agricoltura ed  usare solo concimi biologici
  • leggi più severe per lo  smaltimento dei rifiuti nocivi  e tossici
  • contrastare l'inquinamento  dell'aria e dell'acqua

 

 

PRATICHE AGRICOLE

Impiego di concimi

La concimazione fosfatica provoca un accumulo di composti di fosforo scarsamente solubili nel terreno. I rischi legati a questo accumulo sono invece legati all’eutrofizzazione delle acque superficiali.
Un eccessivo apporto di concimazioni azotate può avere effetti negativi sull’ambiente e sulle colture agrarie.

In terreni a reazione alcalina o sub alcalina, si può verificare una volatilizzazione di ammoniaca. Inoltre un eccesso di azoto rende più sensibili le colture all’attacco di funghi ed insetti alle condizioni meteorologiche avverse, che sono all’origine, ad esempio, dei fenomeni di allettamento dei cereali.

Impiego di fitofarmaci ("pesticidi")

Il termine generico di pesticidi, indica tutte quelle sostanze adatte a combattere le "pesti" ovvero le malattie che possono colpire i vegetali coltivati dall’uomo. In realtà il termine più appropriato per le sostanze utilizzate in agricoltura è fitofarmaci o anche, nella legislazione italiana, "PRESIDI SANITARI". I fitofarmaci, a seconda della funzione svolta e delle caratteristiche chimiche, possono essere ulteriormente suddivisi in varie categorie. Le più conosciute sono:

  • Antiparassitari (di cui fanno parte gli anticrittogamici e gli insetticidi)
  • Diserbanti
  • Due sono essenzialmente gli scopi per l’utilizzo di tutte queste sostanze: la protezione diretta dei raccolti da agenti che ne possano danneggiare l’integrità e l’uccisione di agenti vettori di malattie.

     Per svolgere questi compiti i fitofarmaci devono essere tossici e ciò li rende potenzialmente fattori inquinanti per l’ambiente che ne entri in contatto.  Il grado di tossicità è legato a molti aspetti quali la stabilità chimica, la velocità e il meccanismo di eliminazionedagli organismi viventi, l’effetto più o meno intenso o persistente sulla salute dell’uomo e, non ultima per importanza, la capacità di penetrare nei vegetali. Questo aspetto, anche se non riguarda direttamente l’inquinamento ambientale, è molto significativo perché sarà la causa della più o meno marcata persistenza del fitofarmaco nella catena alimentare. Infatti, se il pesticida si depositerà solo sulla superficie esterna del vegetale, potrà essere eliminato facilmente prima del consumo; se invece la sostanza penetra nel tessuto profondo del vegetale o ancor peggio viene trasportato nel sistema linfatico della pianta (fitofarmaco sistemico) rimarrà depositata e potrà essere assunta facilmente dell’uomo o dall’animale.

    L’ inquinamento del suolo con fitofarmaci dipende, in primo luogo, dalle dosi e dalle modalità di impiego, ma anche e soprattutto della resistenza del principio attivo alla degradazione e quindi alla sua persistenza nel terreno.

    I rischi conseguenti all’impiego di fitofarmaci sono legati alla capacità di bioaccumulo lungo le catene alimentari e alle possibili alterazioni indotte nell’ecosistema suolo.
    In particolare si è dimostrata particolarmente sensibile alla presenza di queste sostanze la pedofauna; i residui di fitofarmaci possono quindi compromettere l’importante funzione svolta dalla pedofauna nell’ambito della decomposizione e dell‘umidificazione della sostanza organica e quindi della fertilità del terreno. Ricordiamo inoltre che gli insetticidi sono in grado di alterare la pedofauna, riducendo il numero di individui e di specie, quindi semplificando la comunità biotica; l’entità dell’alterazione dipende anche dalle caratteristiche fisico - chimiche del terreno.
    I trattamenti antiparassitari a base di composti rameici invece, possono dare origine a fenomeni di accumulo di rame nel terreno; le colture provocano l’incremento di questo metallo pesante nel suolo sono la vite e, la barbabietola.

    I fitofarmaci più "famosi", per essere stati in primo piano nelle cronache degli ultimi decenni, sono il DDT e l’atrazina. Il primo è stato via via sempre meno usato per l’elevata stabilità chimica e per la prolungata permanenza nella catena alimentare: l’erba contaminata, nutrimento degli animali d’allevamento, era il veicolo che ne permetteva il deposito nei loro tessuti e poi nel latte dato ai nuovi nati. Dai tessuti animali si trasferiva all’uomo contaminando poi anche il latte dato dalle madri ai neonati.

    L’atrazina invece, utilizzata come diserbante, è nota per un episodio di presunto inquinamento delle falde acquifere della pianura padana. L’inquinamento delle falde causato dal percolamento di sostanze tossiche attraverso il suolo è senz’altro uno dei problemi ambientali di più complessa risoluzione.

    Naturalmente la legislazione italiana prevede un protocollo di utilizzazione del fitofarmaco, in modo da limitarne le quantità e regolamentare i tempi tra la somministrazione sui vegetali e la loro raccolta.

    Conclusione

    Per contrastare veramente l’inquinamento, però, occorre che l’uomo prenda coscienza del fatto che rispettando e salvaguardando la salute dell’ambiente proteggiamo la nostra vita e rendiamo possibile quella delle generazioni future

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