
1. La piazza del Duomo
2. Il Duomo e il Campanile
3. Gli edifici del Palazzo Comunale
4. Il Palazzo Vescovile
5. La Piazza Trento e Trieste
6. Le Mura e le Porte urbane
7. Il Santuario di S. Maria delle Grazie
8. La Chiesa della SS. Trinità
9. I Palazzi privati
10. La Chiesa di S. Giovanni Battista
11. L'ex Convento di S. Agostino
12. La chiesa di S. Benedetto
13. La Basilica di S. Maria della Croce

1. LA PIAZZA DEL DUOMO
E' la piazza centrale della città; insieme agli edifici che la
delimitano occupa quello che era l'antico castrum medioevale distrutto e poi ricostruito
dall'Imperatore Federico Barbarossa sul finire del XII secolo.
La Piazza è da sempre il cuore della città e la
presenza del Duomo e del Palazzo Comunale rappresenta la sintesi dell'unità civica e
religiosa dei suoi cittadini.
E' il Duomo, con la sua imponente mole, ad imporsi
nella piazza, conferendo alla stessa una forma ad "L".
Venendo da ovest si accede alla piazza attraverso il
grande arco del Torrazzo, posto in allineamento con l'asse viario fondamentale delle vie
XX Settembre e Mazzini. Sulla piazza antistante la facciata del Duomo si affacciano gli
edifici pubblici più importanti della città: il Duomo stesso, l'adiacente palazzo
Vescovile, il Palazzo Pretorio, la Torre del Capitano e il Palazzo Comunale.
Lateralmente al Duomo la piazza è invece delimitata da
un lungo porticato con negozi, a ricordo dell'antica funzione economica ancora
testimoniata dal settimanale "mercato degli uomini".

2. IL DUOMO E IL CAMPANILE
Il Duomo, situato al centro di Crema, costituisce il monumento più
importante della città per la sua preminenza architettonica e per l'importanza storica.
In luogo dell'attuale edificio esisteva una basilica Romanica, i cui resti sono visibili
nella Cripta, distrutta da Federico Barbarossa disceso in Italia per rivendicare i diritti
imperiali sui comuni.
Il nuovo edificio, realizzato tra il 1284 e il 1341, si
colloca nell'ambito stilistico del gotico lombardo, la cui caratteristica peculiare è
data dal materiale utilizzato: il laterizio.
La maestosa facciata a capanna lascia trasparire, dalla
leggera strombatura del portale, dal grande rosone, dalle tre piccole guglie che
delimitano i salienti nonchè dalla quasi impercettibile presenza dell'arco acuto della
bellissima bifora a vento l'appartenenza del monumento alla stagione gotica.
L'occhio attento potrà cogliere anche la palese
asimmetria della facciata stessa, tipica dei cantieri medioevali, riscontrabile dalle
diverse decorazioni delle due grandi bifore laterali al portale e, soprattutto, dalle due
finestre a vento.
Sulle paraste esterne due particolarissime decorazioni
a carattere geometrico, di chiaro richiamo arabo, presentano la simbologia della Terra
(quadrato) e del Cielo (cerchio), per cui la Chiesa diviene osmosi delle sfere materiale e
spirituale dell'uomo.
Nella parte alta della facciata le tre monofore
richiamano simbolicamente la Trinità mentre le palme scolpite nelle chiave di volta dei
tre grandi arconi, simbolo di martirio, annunciano il sacrificio di Cristo simbolicamente
richiamato dalle 33 colonnine marmoree della loggia.
L'interno del Duomo è ripartito in tre navate e cinque
campate, contrassegnate da alte volte a crociera nelle quali sono rese evidenti le
nervature, con funzione portante e decorativa, che si prolungano in forma di semicolonna
raccordandosi ai sottostanti pilastri.
Le navate minori terminano con due cappelle, quella del
Crocefisso, con la statua lignea di Cristo e quella di S. Pantaleone, sopra la quale si
sviluppa l'alto campanile.
Le nude pareti ad intonaco presentavano, prima
dell'intervento Settecentesco che aveva pesantemente trasformato la chiesa con stucchi e
decori barocchi, immense pitture trecentesche che coprivano interamente le pareti e i
grandi pilastri. Di questi affreschi rimangono solo alcuni lacerti recuperati dal grande
intervento di restauto eseguito negli anni '50, durante il quale sono state eliminate le
'aggiunte' barocche. Fa eccezione la cappella della prima campata sinistra, conservata
nella sua ricca forma barocca.
Anche la Cappella del Crocefisso, a chiusura della
navata minore sinistra, presenta una chiara architettura manierista, caratterizzata dalla
sua pianta quadrata sormontata da una piccola cupola per mezzo del raccordo di quattro
pennacchi sferici. Ben più antica, invece, la statua del Cristo in croce, della quale si
narra che abbia ritratto le gambe quando dei soldati, nel 1448, decisero di bruciarlo per
riscaldare un loro bivacco.
I pochi quadri presenti sono opera di dua artisti
cremaschi, Vincenzo Civerchio e Giovan Battista Lucini.
Interessante ed ermetico il soggetto di un piccolo
affresco, collocato in un'antica nicchia presente a lato dell'altare. In esso sono
rappresentate sette figure maschili, che non hanno precedenti nella ricca iconografia
artistica dell'occidente, forse i Sette Dormienti di Efeso che, perseguitati e murati vivi
in una grotta, ne sarebbero usciti tre secoli più tardi.
Sotto la zona presbiteriale un'ampia cripta permette di
vedere, tra l'altro, i resti del precedente edificio Romanico, con la base affrescata di
un pilastro, recuperati attraverso scavi archeologici.
Il Campanile, che si innalza direttamente sopra la
Cappella di S. Pantaleone, è un originale esempio di stile gotico. La forma a guglia e
l'uso sapiente della decorazione in cotto sagomato e scolpito lo rendono slanciato ed
elegante. Alto complessivamente 62 metri in passato ha svolto anche alla funzione di torre
avvistamento durante i remoti periodi bellici.

3. IL PALAZZO COMUNALE
L'attuale palazzo municipale si sviluppa all'interno di una serie di
edifici che segnano lo sviluppo politico della città
La TORRE GUELFA, completamente in cotto, è il
più antico elemento architettonico del complesso. Si innalza massiccia con finestre
secentesche al piano terra e romaniche al primo. In mezzo un marmoreo leone di S. Marco
testimonia l'appartenenza della città, per oltre tre secoli, alla Repubblica di Venezia.
Sul lato destro della Torre Guelfa si sviluppa il PALAZZO
PRETORIO. E' il più antico luogo della municipalità cremasca. Costruito nel 1553/55
sul luogo di un precedente edificio, vi trovavano sede il Podestà veneziano e la sala del
consiglio. Imponente il portale del 1634 con le belle armature a contorno dell'arco. Sotto
i portici sono collocati busti di celebri personaggi cremaschi.
Sul lato sinistro della Torre Guelfa si innesta il
nuovo PALAZZO COMUNALE, che si sviluppa lungo il lato della piazza antistante la
facciata del Duomo. Costruito nel 1525 su progetto del cremasco Pietro Terni, la facciata
si presenta scandita in tre ordini: un elegante portico con archi in cotto e colonne in
marmo bianco regge i due piani dell'edificio caratterizzati da altrettanti ordini di
finestre. Il tutto armoniosamente rinascimentale nei rapporti volumetrici lascia
trasparire il gusto lombardo, nell'uso del mattone, e quello veneto, nelle logge trifore.
Il complesso civico si chiude con il TORRAZZO,
porta monumentale d'accesso alla piazza in stile rinascimentale-bramantesco. La struttura
è divisa in tre ordini: l'arco vero e proprio, la fascia formata dal riquadro centrale e
da due finestre a timpano e il terzo, che si eleva sopra il Municipio, caratterizzata dal
balcone a colonnette, dall'orologio e da due nicchie contenenti i santi Pantaleone e
Vittoriano. La struttura è completata dalla lanterna a cupola contenente la campana
civica.
4. IL PALAZZO VESCOVILE
L'edificio fu costruito nel 1548 per ospitare Giudici e Notai. Il
governo cittadino affida l'incarioco progettuale al cremasco Pietro Terni, lo stesso
architetto dilettante che da pochi anni aveva completato con successo l'antistante palazzo
comunale.
Come evidente il Terni ripropone la stessa impostazione
architettonica, conferendo una piacevole unità stilistica alla zona della piazza.
Nel 1580, con l'istituzione della Diocesi cremasca, il
palazzo diviene sede Vescovile, perdendo la sua originaria destinazione giuridica.
Attualmente l'edificio è ancora sede vescovile e la
visita di alcune sale può essere effettuato solo con preventiva autorizzazione.
Interessante la piccola pinacoteca con opere di Guido
Reni, Gerolamo Romanino, Palma il Vecchio e del cremasco Giovan Battista Lucini.

5. LA PIAZZA TRENTO E TRIESTE
Dai portici della piazza del Duomo, attraverso la stretta Via Marazzi,
serrata tra i palazzi Marazzi e Benzoni-Donati, è possibile raggiungere in pochi metri
quella che era l'antica piazza del mercato, l'attuale piazza Trento e Triste.
La piazza, con al centro un monumento ai caduti della
prima Guerra Mondiale, è circondata da diversi monumenti: il citato palazzo
Benzoni-Donati, lungo il lato nord, cui si contrappone, a sud, la grande architettura
neoclassica del Mercato Austriaco, costruito nel 1842 per il commercio del grano e dei
prodotti agricoli. Sul lato est della piazza troviamo la quattrocentesca chiesa di S.
Domenico della quale spicca la restaurata facciata con i suoi arcaicizzanti richiami
romanici espressi dalle bifore, dalle legge e dagli archetti pensili.
Sul lato opposto, nascosta alla vista dal Mercato
Austriaco, si trova la bella chiesetta rinascimantale dei Santi Spirito e Maddalena, oggi
adibita ad auditorium. Attribuita al cremasco Agostino de Fondulis, architetto e scultore
in cotto e collaboratore del grande Bramante, presenta all'esterno una ricchissima
decorazione in cotto, sintesi della più alta tradizione artigiana lombarda.


6. LE MURA E LE PORTE URBANE
Lungo la circonvallazione più interna della città è possibile
incontrare lunghi tratti delle antiche mura urbane. Costruite nel 1488 dai veneziani
queste hanno protetto la città per oltre tre secoli fino al 1797, quando le truppe
napoleoniche ne distruggeranno le quattro porte e il grande castello ubicato in
prossimità degli attuali giardini pubblici.
Una bella vista delle mura, con relativi torrioni, può
essere goduta dalla sede del nostro Istituto in via Seminario. Qui, lungo la massiccia
cinta murata, si sviluppa ancora il Campo di Marte, un terreno che anche nel nome lascia
intuire la sua originaria funzione militare.
Le due nuove porte urbane, quella Ombriano ad ovest e
la Serio ad Est, realizzate nel primo decennio dell'ottocento, con le loro colonne doriche
e ioniche, le loro statue e i loro fornici monumentali, sono testimoni del nuovo stile
neoclassico in voga durante la dominazione francese.
7. IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE GRAZIE
E' situato di fianco all'entrata del Pacioli. Tra la seconda metà del
secolo XII e la prima metà del XVI le zone del cremasco erano afflitte da periodiche
pestilenze, da fame e da guerre, ma gli abitanti venivano confortati spiritualmente da
interventi miracolosi.
Nel 1488, durante la costruzione delle nuove mura di
Crema, venne dipinta sul torrione ancor oggi esistente in prossimità della nostra scuola
una Madonna con Bambino.
In seguito alle grazie che il popolo sosteneva di
ricevere dalla sacra immagine, questa cominciò ad essere venerata tanto che i continui
assembramenti di persone a ridosso delle mura difensive spinsero le autorità cittadine a
far erigere, a pochi metri, un'apposita chiesa.
Nel 1601 iniziò la costruzione della chiesa della
Madonna delle Grazie, con una struttura architettonica di gusto cinquecentesco. Nel 1613,
a lavori ultimati, l'immagine sacra venne trasportata del nuovo edificio dove ancor oggi
viene venerata sull'altare neoclassico.
Al di là del fatto storico la piccola chiesa è
custode di un importante testimonianza artistica. Dal 1641 al 1643 la chiesa venne
affrescata da Gian Giacomo Barbelli, pittore cremasco, il quale riuscì a conferire al
santuario una nuova forma architettonica grazie alle sue ardite prospettive. In questo
periodo il pittore era nella pienezza della sua forma artistica e godeva di larga fama.
In questa chiesa raggiunse il vertice della sua arte e
i suoi affreschi possono essere considerati il suo capolavoro sia per la tecnica
illusionistica della finta architettura sia per la resa degli episodi narrativi.

8. LA CHIESA DELLA SS. TRINITA'
La chiesa della SS. Trinità è un tipico edificio Settecentesco di
stile barocco.
Situata in un ricco quartiere cittadino era la
parrocchiale dell'aristocrazia e dell'alta borghesia cremasca, perchè rispondeva alle
loro esigenze in quanto ricca di altari marmorei, argenti di fabbricazione cremasca,
numerose statue e quadri.
La chiesa presenta due facciate collegate tra loro da
un angolo smussato che conferisce un senso di continuità. Ciò risponde alle nuove regole
barocche, basate sulla dilatazione infinita degli spazi. Le facciate sono a doppio ordine,
con lesene coronate da bellissimi capitelli a foglie d'acanto e con complessi arabeschi in
finto cotto.
L'elegante campanile dà slancio a tutta la costruzione
ed è sormontato dalla statua bronzea del Redentore. Questa, seguendo la moda della
teatralità barocca, ruota su sè stessa a 360 gradi in base alle condizioni climatiche,
impartendo idealmente in questo modo la sua benedizione a tutta la città.
L'interno è ad una sola navata, piuttosto ampia, con
cappelle laterali. e si presenta sfarzoso e ricco. Sopra l'ingresso lateriale troviamo il
grandioso organo con la cantoria ottocentesca. Entrando dalla porta principale si nota la
meravigliosa prospettiva pittorica dell'abside, opera dei fratelli Galliari, che, con
l'uso di linee curve, trasforma la superficie piana in un'illusoria superficie concava,
processo tipico del barocco. Molti quadri di pittori locali corredano la chiesa rendendola
una preziosa pinacoteca.
9. I PALAZZI PRIVATI
Fin dal XIV secolo Crema vede la presenza ed il progressivo
rafforzamento economico e politico dialcune nobili famiglie. Sotto il dominio veneziano,
con i privilegi concessi dalla Repubblica alla città e grazie alla sua posizione
strategica di avamposto verso il territorio milanese, Crema vede un certo benessere,
riflesso soprattutto nella ricchezza delle famiglie che concentrano il potere economico.
Molti personaggi di queste famiglie, tra i quali i
Vimercati, i Zurla, i Benzoni o i Premoli, si dedicarono con grande onore alle armi,
ottenendo da Venezia riconoscimenti in titoli nobiliari ed in ulteriori ricchezze.
Queste disponibilità economiche portarono la nobiltà
e la borghesia cittadina alla costruzione di sontuosi palazzi che ancor oggi possiamo
incontrare un po' in tutti i quartieri della città.
Tra i molti edifici segnaliamo i palazzi Premoli,
Vimercati-Sanseverino e Terni-Bondenti.
a) Il Palazzo Premoli fu costruito nel 1708 ma è
rimasto incompiuto all'interno. Esso presenta un'armonica facciata in cotto, al centro
della quale si erge uno splendido portale che sorregge un balconcino. All'interno si
trovano il portico a cinque archi e due portali in cotto che favoriscono l'ingresso ai
corpi laterali.
b) Il palazzo Vimercati-Sanseverino fu edificato nel
1602 inglobando la precedente dimora dell'omonima famiglia. La facciata principale, sulla
stretta via Benzoni, è caratterizzata da un magnifico portale marmoreo decorato con il
grandioso stemma nobiliare dei Vimercati Sanseverino e con simboli di guerra. All'interno
si apre una corte quadrata, il cui portico è chiuso da una splendida cancellata in ferro
battuto che permette l'ingresso al retrostante giardino. Le sale del piano nobile sono
affrescate con motivi settecenteschi.
c) Il palazzo Terni-Bondenti, progettato nel 1711,
presenta una pianta ad 'U', la cua ala nord risulta completamente vuota,completata solo
nelle pareti esterne. Notevoli sono i portali in pietra, su uno dei quali poggia un bel
balconcino caratterizzato da un pregevole ferro battuto d'epoca presente anche nelle ampie
finestre a vento della muraglia sormontata da statue barocche.
10. LA CHIESA DI S. GIOVANNI BATTISTA
La facciata si presenta nel suo chiaro stile cinquecentesco, con forme
equilibrate e proporzioni classiche. L'aula interna è interamente affrescata dal
brillante pittore del barocco cremasco Giangiacomo Barbelli, già incontrato nel Santuario
della Madonna delle Grazie a lato del nostro istituto.
Il tema iconografico riguarda S. Giovanni Battista e la
Carità, illustrati in un linguaggio semplice che ha attenzione al particolare e al
familiare tanto vicino alla tradizione lombarda quanto a quella del colorismo veneto. Nei
magnifici 9 riquadri nei quali è ripartita la cupola, il Barbelli traccia ardite visioni
dal sotto in su, proprie del barocco, unite ad una notevole ambientazione paesaggistica.
La chiesetta era sede di una confraternita di laici che
svolgevano opera di assistenza caritativa verso poveri, malati, prigionieri, come
illustrato nelle scene dipinte lungo le pareti.
11. L'EX CONVENTO DI S. AGOSTINO
Il quattrocentesco convento dei frati Agostiniani oggi è sede del
Centro Culturale cittadino, della Biblioteca e del Museo Civicoche svolgono un ruolo
importante nella vita culturale della città.
Il convento venne edificato alla metà del '400 secondo
i canoni dell'architettura gotica chiaramente visibili dagli archi acuti dei due chiostri.
Durante l'occupazione napoleonica fu trasformato in caserma e, dopo la seconda guerra
mondiale, in ricovero per gli sfrattati. Il complesso comprendeva anche una grandiosa
chiesa, demolita ai primi dell'800 in seguito alla soppressione napoleonica degli ordini
religiosi.
Lungo i portici del primo chiostro sono esposti vari
reperti locali mentre nel secondo giacciono due antiche piroghe rinvenute nei fiumi
locali.
Dal secondo chiostro si accede all'antico refettorio il
quale conserva parte della originaria decorazione ad affresco. Pareti e soffitto sono
affrescati con 24 tondi di storia sacra e nelle lunette appaiono 22 ritratti di frati
agostiniani. I due affreschi più importanti, la Crocifissione e l'Ultima Cena, sono
attribuiti al pittore Pietro da Cemmo che, nei primi anni del Cinquecento, ripropone nel
refettorio cremasco l'Ultima Cena da poco ultimata da Leonardo da Vinci in S. Maria delle
Grazie a Milano. Il raggruppamento a 3 a 3 degli Apostoli con la centrale figura di Cristo
nonchè le loro pose evidenziano la chiara imitazione dell'impianto leonardesco. Ben
lontani, invece, i risultati emotivi che i due artisti riescono a trasmettere attreverso
le espressioni dei volti e le gesticolazioni degli arti.
Al primo piano trovano collocazione la Biblioteca
comunale e il Museo Civico. Questo contiene un'ottima sezione archeologica allestita nel
1992 con reperti dell'età del bronzo, con i mosaici tardoromani provenienti da Palazzo
Pignano e con i materiali provenienti dalla necropoli longobarda di Offanengo. Il museo
possiede anche altre sezioni tra le quali quelle dedicate alle tradizioni popolari e
all'artigianato locale, in particolare all'arte organaria. La piccola pinacoteca percorre
l'intera storia della pittura cremasca, dalle tavolette da soffitto rinascimentali fino
agli artisti contemporanei.
12. LA CHIESA DI S. BENEDETTO
In Piazza Garibaldi, di fronte alla statua dell'eroe risorgimentale, si
erge la maestosa architettura della chiesa di S. Benedetto. L'edificio, opera del celebre
architetto Milanese Francesco Maria Richini, venne costruita nel '600 sul luogo di
un'antica abbazia benedettina.
La facciata, come per le altre chiese Sewcentesche
cremasche, mantiene una chiara impronta Manierista con forme sobrie e classiche. L'interno
presenta una certa ricchezza decorativa, con cappelle riccamente adorne di stucchi, di
affreschi e di tele del Barbelli e con i grandi quadroni del veronese Cignaroli che
adornano le pareti absidali.

13. IL SANTUARIO DI S. MARIA DELLA CROCE.
La decisione di fondare la chiesa di S. Maria della Croce fu presa in
seguito all'apparizione, nel 1490, della Beata Vergine alla pia donna Caterina degli
Uberti che, ferita gravemente dal merito la sera del 3 aprile 1490, venne soccorsa dalle
denne del luogo avvisate dall'apparizione miracolosa della Madonna.
Dopo questo episodio seguirono altri avvenimenti
miracolosi che indussero i cremaschi ad erigere un grande tempio dedicato a Santa Maria
della Croce perchè proprio nel giorno della S. Croce la Madonna aveva iniziato a compiere
miracoli.
Costruita tra il 1490 e il 1500, la basilica di S.
Maria della Croce è a pianta centrale a croce greca, forma tipica delle chiese
rinascimentali a cavallo tra '400 e ''500. Questa struttura è confacente al pensiero
umanistico rinascimentale che pone l'uomo al centro di ogni cosa. Qui lo spazio si
sviluppa verticalmente, verso la cupola simboleggiante il cosmo, così che tra il fedele e
la divinità possa crearsi un dialogo diretto, indipendentemente dall'intermediazione del
clero. Questa nuova simbologia sostituisce, fino alla Controriforma del Concilio di Trento
(1564) quella medioevale della croce latina, con sviluppo longitudinale verso la zona
presbiteriale coronata dalla curvatura dell'abside e del suo catino.
La pianta centrale, riscoperta da Leon Battista
Alberti, viene imposta dall'opera di Donato Bramante. Il santuario cremasco è opera di un
allievo del Bramante stesso, l'architetto lodigiano Battagio. Questi, a seguito di
incomprensioni con le autorità locali, lascierà la direzione dei lavori nel 1493 e gli
elementi gotici riscontrabili nella parte alta dell'edificio sono la testimonianza della
difficoltà del nuovo architetto a far proprio il nuovo linguaggio rinascimentale.
La splendida decorazione dell'interno del santuario
esprime la nobiltà della tradizione artistica lombarda unitamente a quella veneziana. Gli
affreschi che ornano la cupola sono di epoca settecentesca, mentre nelle quattro cupoline
minori troviamo affreschi ottocenteschi. Tre dei quattro altari laterali sono ornati con
quadri dipinti nel 1575 da Bernardino e Antonio Campi, famosi pittori della scuola
cremonese. Di Carlo Urbino, pittore cremasco del '500, è invece la tela dell'
"Andata al Calvario".