LA BELLEZZA

I canoni della bellezza Maya decretavano cranio allungato, naso largo e aquilino, occhi a mandorla, labbro inferiore cascante, mento un po' arretrato. Appena nati, i bambini venivano sottoposti a un trattamento di appiattimento e compressione del cranio mediante tiranti in cuoio, con fini estetici ma anche pratici: la parte alta del cranio, così allungata, offriva un perfetto sostegno per le reti da trasporto. Ai bambini veniva indotto lo strabismo segno di distinzione sociale, mediante palline sospese davanti agli occhi. I lobi delle orecchie erano perforati e deformati per inserire dischi o sostenere enormi pendenti.Tra i Maya c'era quindi una notevole uniformità fisica; i Maya di sangue puro avevano i capelli neri, dritti o, lievemente ondulati e gli occhi scuri. Per i tatuaggi si utilizzavano tavolette di legno su cui erano fissati acuminati denti di pesce, tale segno permanente e colorato era associato a rituali religiosi o magici e venne poi importato anche in Europa con diversi significati. Carattere meno permanente ma altrettanto cruento avevano le ferite che i Maya si procuravano per gli autosacrifici rituali trafiggendosi la lingua o le dita per offrire il proprio sangue come nutrimento agli dei.

bellezza.gif (146541 byte) I membri delle classi più elevate potevano intarsi in giada, ossidiana o conchiglie negli incisivi: pratica dolorosissima, adottata su denti sani dal momento che non si tratta di protesi o di otturazioni di carie. I sovrani si facevano rimodellare il naso con stucco o deformazioni delle narici per assomigliare a Chac, il dio della pioggia del naso lungo; il viso del re veniva inoltre sottoposto a scarificazione, con profonde incisioni sulla cute. Per sopportare il dolore questi personaggi masticavano fogli di coca o bevevano la cioccolata, che è l'equivalente della grappa dei nostri giorni.

 

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