ABORTO SPONTANEO
Si
calcola che circa il 10-15% di tutte le gravidanze umane si concluda spontaneamente in
anticipo con un aborto. Tre aborti spontanei su quattro si verificano nei primi tre mesi
di gravidanza. Le donne che hanno già avuto un aborto spontaneo sono considerate, nel
caso di successive gravidanze, soggetti a rischio: infatti, aborti ricorrenti e
consecutivi riducono la probabilità di portare a termine ulteriori gravidanze e di dare
alla luce bambini vivi.
Le cause degli
aborti spontanei non sono sempre chiaramente definite. Lo sviluppo anomalo del feto o
della placenta, o di entrambi, si riscontra in circa la metà dei casi di aborto; tali
anomalie possono essere dovute a difetti intrinseci dei gameti, a scorretto impianto dello
zigote in crescita o ad altre caratteristiche dell'ambiente materno. Negli animali di
laboratorio è stato dimostrato che anche gravi carenze vitaminiche possono essere causa
di aborto.
Gli aborti
spontanei, inoltre, possono essere causati da anomalie presenti nel corpo della donna: di
tipo locale, come uno sviluppo ridotto dell'utero (ipoplasia uterina), tumori, fibromi
uterini, polipi endometriali e infezioni acute; di tipo generale, come gravi forme di
ipertensione e diabete, nefriti, malattie autoimmuni come il lupus eritematoso sistemico,
gravi anemie, deficit ormonali con ridotta produzione di estrogeni e progesterone, nonché
gravi traumi. Anche stati ansiosi gravi e altri disturbi psichici possono contribuire
all'espulsione prematura del feto.
Il sintomo più
comune della minaccia di aborto è l'emorragia vaginale, ossia una perdita più o meno
cospicua di sangue dalla vagina, eventualmente accompagnata da dolori intermittenti.
Tuttavia, circa un quarto delle donne gravide presenta emorragia durante la prima fase
della gravidanza, e di queste donne il 50% riesce comunque a portare a termine la
gravidanza. La terapia prescritta nei casi di minaccia di aborto è di solito il riposo a
letto. In alcuni casi di aborti ripetuti, può rendersi necessario il riposo a letto quasi
interrotto per l'intero decorso della gravidanza; è possibile somministrare anche
vitamine e ormoni. In alcuni di questi casi, può essere indicata la correzione chirurgica
delle anomalie uterine.
Gli aborti
spontanei possono provocare l'espulsione di tutto o di parte del contenuto dell'utero. In
alcuni casi, l'embrione può morire e rimanere nell'utero per settimane o mesi (si parla
allora di aborto ritenuto). La maggior parte dei medici consiglia l'ablazione chirurgica
di tessuti embrionali o placentari eventualmente residui, per evitare l'insorgenza di
possibili irritazioni o infezioni del rivestimento interno dell'utero (endometrio).
