EROE ROMANTICO

Il conflitto tra individuo e società, tra la naturale aspirazione dell’uomo alla felicità e gli ostacoli opposti dalla vita sociale alla realizzazione di questo desiderio, è un tema già presente nel pensiero di Rousseau nella seconda metà del Settecento.

Un romanzo di Goethe, I dolori del giovane Werther, dà rilievo alla figura del giovane appassionato e sensibile in conflitto con una società piatta e meschina, che non gli consente di vivere con autenticità i propri sentimenti. Il grande successo di quest’opera mostra come essa interpretasse uno stato d’animo diffuso che, deluso dal freddo richiamo alla ragione della cultura illuminista, era attento all’esplorazione dell’io, all’autoanalisi delle emozioni ed avvertiva come insanabile il contrasto tra la realtà della vita quotidiana con le sue ipocrite convenzioni e la genuinità del sentimento.

Anche i grandi ideali politici della Rivoluzione si dimostrarono largamente inferiori alle attese, deludendo una generazione d’intellettuali che avvertì in modo ancora più acuto il contrasto tra individuo (con il proprio mondo interiore) e società (con le sue finzioni).

Alcuni romanzi ( Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, Chateaubriand, Renato, Byron, Il pellegrinaggio di Aroldo) propongono, pur con differenze, una nuova figura di personaggio. È un uomo infelice e solo, dotato di grande intelligenza e sensibilità, di vitalità ed energia, ma condannato alla sconfitta. La realtà in cui vive gli è ostile, non lo apprezza, ma lo rifiuta, rendendolo inquieto, tormentato, straniero agli altri, costringendolo ad una continua fuga alla ricerca di nuove esperienze. Di lui è raccontato più quello che pensa, sente, soffre, che quello che fa. L’attenzione si concentra quindi sull’individualità tempestosa del protagonista. Lo stesso paesaggio non è un semplice sfondo naturalistico, ma una realtà viva, pulsante, partecipe dell’inquietudine interiore, come dimostra anche la predilezione per una natura solitaria e selvaggia.

Nello stesso periodo lo scrittore inglese Burke (1729-1797) rilanciava il tema del "sublime", il particolare sentimento suscitato "da tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo ossia tutto ciò che in un certo senso è terribile". Si è dunque lontani dai canoni del bello come contemplazione e ricerca dell'armonia propria della tradizione classica, ma si è pure distanti dal naturalismo illuminista. La natura di per sé è irraggiungibile. Pensarla significa ricorrere ad una sorta di attitudine mistica, cercare di intuirne i principi e le forze, coglierne la misteriosa unità. È il tema dell'infinito, in cui l'uomo si sente ad un tempo smarrito ed esaltato.

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