Il potere della guerra nel mondo moderno

 

La guerra. Cosa ci può essere da aggiungere su un argomento di cui sentiamo parlare ogni singolo giorno. A scuola, “studiando” storia, al telegiornale, sui libri… La parola guerra è affiancata ad umanità. Però devo dire che ci sono stati dei progressi dall’uomo della preistoria ad oggi, nei modi più che nella sostanza.

La cosa che sconvolge, oltre che la natura autodistruttiva dell’uomo, è la futilità dei motivi che stanno alla base di un conflitto.

Noi siamo marionette a cui si fa credere che la guerra in Iraq sia l’espressione più alta della democrazia, quando il volere del popolo è totalmente assente. In fondo è solo un caso che l’Iraq sia una zona ricchissima di petrolio, è per il bene del popolo iracheno che il mondo ha attaccato il regime di Saddam Hussein, e in fondo il fatto che migliaia di persone muoiano ancora adesso fa parte dell’inevitabile processo di democratizzazione.

Il popolo è un insieme di persone che pensa di avere il potere su qualcosa, ma che in realtà è solo l’immagine dell’addomesticamento dei potenti.

La gente si interessa solo di quello che la si vuole far interessare. Se al telegiornale vi parla della guerra in Iraq, allora tutti parlano della guerra in Iraq.

Fino a qualche settimana fa c’era Obama, adesso basta; in fondo interessa solo il durante e non il dopo, anche quando il primo è in funzione del secondo.

La guerra è un business, per chi la fa, e l’importante non è vincere o perdere, l’importante è partecipare.

La guerra è il modo che l’Europa ha per stare simpatica agli U.S.A., e per gli U.S.A. è il modo per far capire al mondo chi può tutto.

La guerra causa milioni di morti senza un volto, milioni di madri senza figli e di figli che appartengono alla guerra; sono bambini senza infanzia, le genti non hanno un nome, la guerra è la silenziosa tragedia di persone che non ci sono mai state, perché ci sei solo quando conti. Purtroppo sono gli altri a decidere se contiamo.

Persone che muoiono credendo in un ideale di libertà, cercando di aiutare, ma che si accorgono troppo tardi di essere solo un modo che i ragni hanno di tessere la propria ragnatela.

E noi lasciamo che alcuni uomini, per cui i morti sono solo numeri e statistiche, mandino avanti il mondo, e non interessa a nessuno ciò che succede fuori perché tanto non capiterà mai a noi, e chi lo dice? Gli stessi gentlemen che combattono per la democrazia e per i diritti umani? La nostra non è ignoranza. È indifferenza, e questo è molto peggio. Ciò che non mi può succedere non mi riguarda, peccato che nessuno sappia cosa succederà domani.

Alla fina chi vince? Nessuno. Perché guadagnare dei soldi sporchi di sangue non è vincere, è rubare.

Rubare la vita, rubare la dignità, le speranze, seminando odio da cui nasceranno altro odio e altri ladri.

 

Marçela Lukaj