GLI ATLETI A

RISCHIO

 

In campo sportivo sono ,oltre le malattie contro le quali gli atleti si trovano a dovere combattere.

Una delle più gravi è la SLA ovvero la sclerosi laterale amiotrofica altrimenti nota con il nome di Lou Gehring.

E’ una malattia rara che colpisce il sistema nervoso. Le sue conseguenze sono: perdita progressiva e irreversibile dell’uso della parola e della capacità di deglutire, perdita del controllo dei muscoli e della respirazione autonoma fino alla morte.

La prima persona ad essere stata colpita da questa malattia è stata Lou Gehring, un  giocatore di baseball. Gli scienziati, per ricordarlo, diedero al morbo lo stesso nome del giocatore.

Nel mondo del calcio sono stati colpiti già 51 giocatori. Uno dei più noti è Stefano Borgonovo che tra gli anni Ottanta e Novanta ha militato, tra le altre,  nel Como, , nel Milan e nella Fiorentina.

Purtroppo nessun test può fornire una diagnosi definitiva di SLA. Essa, infatti, si basa principalmente sui sintomi e sui segni che il medico osserva sul paziente.

I medici esaminano l’anamnesi e valutano se le manifestazioni patologiche stiano progressivamente peggiorando.

Nella sua fase iniziale, infatti, questo morbo si manifesta con segnali che possono essere ritenuti trascurabili poiché assolutamente comuni per gli sportivi: stanchezza muscolare, affaticamento, debolezza.

Solamente i più fortunati e coloro i quali combattono contro questa malattia riescono a salvarsi.

Vecchi e nuovi giocatori di Fiorentina e Milan si sono affrontati lo scorso 8 ottobre in una partita il cui ricavato era destinato alla Fondazione che porta il nome dell’ex centravanti rossonero affetto da SLA, Borgonovo, appunto.

Questi soldi verranno investiti nella ricerca scientifica per combattere questa malattia ce miete almeno tre vittime al giorno in Italia.

Stefano Borgonovo, difensore particolarmente caparbio, sul campo ha sempre cercato il modo più diretto per entrare in porta con la stessa tenacia con cui ora cerca di sconfiggere la malattia. Lo testimoniano queste sue parole:”Sono malato di SLA. Ho aperto una Fondazione per aiutare chi è nelle mie stesse condizioni. Voglio trovare i soldi per la ricerca: magari salta fuori la penicillina del 2008. Mi rifiuto di pensare che la SLA sia una malattia del pallone. Io, se potessi, scenderei in campo adesso, su un prato o all’oratorio. Perché io amo il calcio”.

Le speranze dei malati e delle loro famiglie sono riposte nel futuro della ricerca.

 

 

Angela Pastori

Sara Vailati

3^B L.S.