RAGAZZI STRANIERI IN ITALIA: UNA STORIA
Sono nata a Kopys, un paese non molto grande che si trova Bielorussia. Io lo ricordo ancora anche se sono passati tanti anni dall’ultima volta che l’ho visto. Mi ricordo dov’è la casa nella quale ho passato metà della mia infanzia, dov’è la scuola nella quale sono uscita alla lavagna per la prima volta, dov’è il cimitero nel quale ho lasciato mia sorella per sempre. Ma la cosa più importante che ricordo è l’amore dei miei genitori nei miei confronti.
Mio papà lavorava a Mosca ed era l’autista personale di un famoso cantante russo. A casa portare di bei soldi, ma tante volte rimaneva a Mosca per mesi. Mia mamma non aveva un lavoro. Quando papà era via non c’era niente da mangiare. Mamma con lo stipendio di papà comperava solo vodka e le sigarette. A casa nostra si mangiava una volta al giorno, se c’era cibo, altrimenti io e i miei fratelli dovevamo aspettare che la mamma si addormentasse così potevamo prendere i soldi di nascosto e scappare al supermercato alla ricerca di qualcosa da mangiare per me e i miei fratelli.
Io ho un fratello che è stato adottato in Svezia all’età di tre anni. Avevo anche una sorella ma è morta quando aveva 4 anni a causa di un incendio. Essendo la maggiore, di loro mi occupavo io.
Quando tornavamo a casa sazi la mamma dormiva ancora quindi non si accorgeva che eravamo stati via tante ore. Non era in grado di contare i soldi che aveva in tasca. Se era sveglia dovevamo stare attenti perché ci picchiava. Ci ha procurato tante cicatrici e tanti lividi.
Mio papà era contrario a tutto quello che la mamma faceva a noi. Purtroppo quando mio papà è andato a Mosca nel 2000 è stata l’ultima volta che l’ho visto.. Dopo un po’ di mesi mia mamma ha chiamato la polizia dicendo che non era in grado di tenere due bambini in casa. La polizia ci ha portati in ospedale a Baron dove sono stata separata da mio fratello. Io avevo 8 anni e sono andata in un orfanotrofio per i bambini che hanno più di sei anni. Mio fratello avendo due anni è andato in un orfanotrofio per i minori di 6 anni.
Ho vissuto nell’Istituto più bello della Bielorussia anche se era una scuola-fabbrica e aveva una falegnameria. Qui lavoravano solo i maschi mentre le femmine facevano i vestiti con le macchine da cucire. Questi lavori procuravano i soldi per l’Istituto.
Si facevano anche lavori agricoli. In autunno raccoglievamo tonnellate di patate, carote barbabietole, cavoli e cipolle , tutto con le nostre mani.
Il giorno che aspettavamo di più era il Natale perché ricevevamo un chilo di caramelle a testa.. Attendevamo con ansia anche il giorno in cui andavamo in Italia per le vacanze terapeutiche. Quando sono arrivata per la prima volta in questo paese mi è piaciuto subito il modo di vivere in Italia. Ho saputo che i miei genitori italiani mi volevano adottare. Aspettavo con ansia il giorno in cui mi avevano chiamato per dirmi che sarebbero arrivati a prendermi per sempre. Purtroppo ho aspettato 5 anni. A novembre 2007 ho ricevuto la telefonata della mia nuova famiglia e finalmente ho sentito le parole che attendevo da tanto tempo. Il 2 dicembre 2007 i miei genitori italiani sono venuti in Bielorussia in tribunale dove ho confermato che volevo andare a vivere in Italia con loro.. Dopo l’udienza in tribunale siamo tornati in Istituto, ho salutato gli amici con i quali ho passato tanti anni sofferenti. Dopo i saluti con la mia nuova famiglia siamo andati a Minsk (capitale della Bielorussia), dove siamo rimasti una ventina di giorni ad aspettare il mio passaporto e i documenti. I Italia siamo arrivati il 23 dicembre .E ho festeggiato per la prima volta il Natale. Ogni tanto penso: ho avuto il coraggio di sopravvivere a tutto quello che mi è capitato.
Autore Anonimo