Situazione AIDS Tanzania

La situazione relativa all’AIDS e alla sua diffusione in
Tanzania é molto seria, in base a quanto riscontrato dalle ricerche, dagli studi
e dagli incontri effettuati nelle visite di studio.
Il primo caso di AIDS in Tanzania è stato rilevato nel 1983 nella regione di Kagera e da quel momento i numeri hanno registrato una crescita esponenziale.
Nel giro di tre anni da questo primo caso, in tutte le regioni della Tanzania si
sono rilevati casi di AIDS. Alla fine del 1999 sono stati stimati 600.000 casi
di AIDS ed un numero equivalente di orfani. E’ stato, inoltre, stimato che più
di 2 milioni di persone sono infette dal virus dell’HIV, delle quali il 70.5%
sono della fascia di età compresa
tra i 25 e i 49 anni e il 15% risultano essere compresi nella fascia di età tra
i 15 e i 24 anni. Il tasso di prevalenza generale è stimato al 12% per la
popolazione sessualmente attiva e all’8% per la popolazione in generale. Nei
gruppi più specifici di donatori di sangue , il tasso medio è del 9.4%, con una
prevalenza maschile del 7.2% e una femminile del 12.5%.
La raccolta di dati epidemiologici rispetto alla malattia non viene effettuata
in tutte le località in modo regolare a causa della carenza dei kit per
effettuare i test. I dati più attendibili sono quelli provenienti dai donatori
di sangue.
E’ oramai largamente condiviso e accertato in tutto il mondo il fatto che l’AIDS
è divenuto un problema di crisi dello sviluppo, con effetti devastanti, in molti
paesi. Esso provoca delle conseguenze di portata incommensurabile in molti altri
ambiti: economico, sociale e familiare. Una delle più gravi conseguenze, anche
in Tanzania, è quella del crescente numero di bambini orfani con uno o due
genitori morti a causa dell’AIDS.
L’UNAIDS rileva annualmente i preoccupanti effetti che si riscontrano nel
settore sanitario ed in quello dell’istruzione; la percentuale dei bambini che
abbandonano la scuola sta crescendo in modo inimmaginabile.
Implicazioni sociali ed epidemiologiche della trasmissione dell’HIV
Dei 40 milioni di malati di Aids nel mondo, ben 24,5 milioni vivono nelle
regioni dell’Africa subsahariana; il 91% dei decessi per Aids registrati nello
scorso anno riguardano 34 paesi, di cui 29 nell’Africa subsahariana; in alcuni
di questi paesi una persona su quattro è infetta e il numero di orfani a causa
dell’epidemia è in continuo aumento (Fonte: XII conferenza internazionale
sull’HIV/AIDS, Ginevra, 28/11/1999).
Situazione epidemiological dell’HIV/AIDS/STD in Tanzania
In Tanzania l’epidemia è costantemente cresciuta da quando il primo caso è stato
registrato nel 1983. Agli inizi dell’epidemia, le popolazioni maggiormente
affette erano quelle che vivevano nelle aree urbane o lungo le maggiori vie di
comunicazione del paese. Attualmente però, l’epidemia si è rapidamente diffusa
anche alle aree rurali.
Si stima che più di 1.500.000 persone siano infette, anche se il lungo periodo
di incubazione della malattia (fra i 5 e i 10 anni) e l’assenza di significanti
sintomi allo stadio iniziale della malattia, rendono difficile conoscere il
numero esatto di infetti nel paese.
Gruppi maggiormente affetti
Studi e ricerche rivelano che i gruppi maggiormente a rischio sono i giovani e
le donne. Diverse le ragioni:
- matrimoni precoci e una precoce iniziazione sessuale fra le donne;
- rapporti sessuali fra ragazze adolescenti e uomini adulti o anziani;
- pressione dei pari per comportamenti ad alto rischio;
- predisposizione biologica ed anatomica dell’apparato femminile, in particolare
quello delle più giovani; difficoltà delle donne a contrattare rapporti sessuali
sicuri (uso del preservativo) dovuta a difficoltà economiche e a costumi ed
usanze repressive.
Un terzo gruppo altamente a rischio e strettamente correlato con i precedenti, è
quello di coloro che vivono al di sotto della soglia di povertà. Questo gruppo
sociale si trova costretto infatti a scambiare sesso come “strategia di
sopravvivenza”. Anche in questo caso, sono ancora le donne le più esposte
all’infezione, a causa di una reale mancanza di mezzi alternativi di
sopravvivenza.
Un quarto gruppo altamente a rischio è la cosiddetta “popolazione mobile”, cioè
coloro che per lavoro, si trovano a restare lontani da casa per lunghi periodi
di tempo.
Casi di AIDS per sesso e per età (fonte: National AIDS Control Programme)
I dati nazionali mostrano che la fascia di popolazione maggiormente affetta è
appunto quella giovanile (15-34 anni). Nel 1996, fra i donatori di sangue, la
maggior parte dei quali sono studenti delle scuole superiori, più dell’8% è
stato trovato sieropositivo. Il Ministero della sanità tanzaniano presume che la
percentuale dei giovani infetti della stessa fascia di età, ma che hanno
abbandonato gli studi, sia circa del 12%.
Determinanti causa dell’epidemia
Sono state identificate diverse determinanti causa dell’epidemia (Ministry
of Health – NACP, 1998):
a) Determinanti sociali
Il 30-50% delle commercial sex workers - gruppo che evidentemente incrementa in
maniera notevole la trasmissione del virus - sono sieropositive.
Stigmatizzazione e discriminazione nei confronti di coloro che vivono con il
virus. Questo rende difficile ammettere apertamente le cause di un decesso
dovuto ad Aids. In gruppi nei quali tradizionalmente una vedova viene ereditata
da un membro della famiglia del marito defunto, risulta arduo convincere le
persone a non sposare la vedova di un uomo defunto a causa dell’Aids.
Bassi e/o irregolari redditi che creano un ambiente che favorisce e incoraggia
la migrazione lavorativa e, nel caso delle donne, scambio di prestazioni
sessuali per denaro. Più del 50% della popolazione tanzaniana vive al di sotto
della soglia di povertà. Questa fascia sociale ha, evidentemente, scarso accesso
ai trattamenti medici, inclusi quelli per Malattie sessualmente trasmissibili e
HIV/AIDS.
Isolamento per lunghi periodi e pressione da parte dei pari per comportamenti ad
alto rischio fra i militari.
Norme culturali, credenze e pratiche che subordinano la situazione delle donne
(poligamia, circoncisione femminile, diritto di ereditare una vedova).
Vulnerabilità dei giovani dovuta a scarsa educazione, disoccupazione e bassi
salari. In Tanzania ogni anno 300.000 ragazzi abbandonano l’istruzione primaria
e una significante proporzione di questi migra verso le grandi città in cerca di
impiego. Questi giovani e in particolare le ragazze, diventano facilmente
vulnerabili a causa del fatto che trovare un impiego, o un impiego decentemente
retribuito è estremamente difficile. Di conseguenza devono incrementare i loro
salari attraverso pratiche sessuali, quasi sempre non protette. Sebbene ci siano
stati dei tentativi per introdurre l’educazione sessuale nei curricula
scolastici, i giovani non sono ancora sufficientemente preparati a confrontarsi
adeguatamente con la sessualità in tempi di Aids.
Analfabetismo e mancanza di un adeguato sistema educativo sono oggi un reale
problema in Tanzania. Studi e ricerche hanno dimostrato che la prevalenza di
infezioni da HIV è maggiore fra le persone (e le donne in particolare) non
educate.
b) Determinanti comportamentali
Alta prevalenza di rapporti sessuali non protetti fra la popolazione
maggiormente mobile e con multipli partner (long distance truck drivers,
lavoratori stagionali).
Perdita dei tradizionali sistemi di controllo sociale in particolare nella sfera
della sessualità e della salute riproduttiva, dovuta alle veloci trasformazioni
socioculturali ed economiche (modernizzazione, globalizzazione, urbanizzazione).
Questi sistemi di controllo sociale, non sono stati adeguatamente sostituiti da
alcun sistema educativo.
c) Determinanti biologiche
Alta prevalenza di Malattie sessualmente trasmissibili (STD) non curate a causa
di scarsità di risorse economiche o di adeguata conoscenza sul problema: i
pazienti affetti sono dalle due alle nove volte maggiormente a rischio di
infezione da HIV.
Emotrasfusioni non sicure.
Impatto dell’epidemia
L’Aids è diventato la prima causa di morte nella fascia di popolazione fra i 15
e i 34 anni. Questo ridurrà l’età media della vita (live expectation) a 47 anni
nell’anno 2010, rispetto ai 56 anni che erano stati previsti in assenza di Aids.
L’epidemia avrà ricadute notevoli anche sull’intero processo di sviluppo del
paese, in quanto la fascia di popolazione maggiormente produttiva del paese
(20-44 anni), coincide con quella maggiormente colpita dall’epidemia.
In aggiunta, il numero di bambini orfani a causa dell’Aids, è costantemente in
crescita, con la conseguenza che famiglie, comunità e strutture governative
dovranno investire ulteriori risorse economiche per far fronte ai bisogni di
questi bambini.
La conseguenza di queste circostanze andrà ad influire notevolmente sulla
crescita del Prodotto interno lordo, che si prevede sarà notevolmente rallentata
(National AIDS Control Programme, 1998).
Malattie a trasmissione sessuale
È dimostrato che alcune Malattie sessualmente trasmissibili incrementano il
rischio di contrarre il virus dell’HIV attraverso pratiche sessuali non
protette. La prevalenza di Malattie sessualmente trasmissibili in molti paesi in
via di sviluppo è notevolmente alta. Incrementare un sistema di controllo e
trattamento diventa quindi una strategia importantissima per ridurre la
trasmissione dell’HIV. Studi compiuti nella regione di Mwanza fra il 1992 e il
1995 finanziati dall’Unione europea, hanno dimostrato una sostanziale riduzione
dell’incidenza dell’HIV (-42%) come risultato di un appropriato trattamento
delle Malattie sessualmente trasmissibili (syndromic STD management within PHC
service). C’è dunque il bisogno di programmare strumenti per rendere operativa
l’esperienza pilota di Mwanza e per assistere quei governi che intendono
introdurre il “syndromic STD management within PHC service” su larga scala.
Problemi dei giovani in Tanzania
Studi e ricerche condotti in Tanzania indicano che la realtà attuale, dovuta
alla presente situazione socioeconomica, ha avuto un effetto negativo sulle
pratiche tradizionali di socializzazione e di transizione all’età adulta.
L’urbanizzazione, l’emigrazione verso le aree urbane e un sistema scolastico
inefficiente, hanno indebolito il ruolo della famiglia e del clan, nel processo
di crescita e di educazione dei figli e causato una serie di conflitti di valori
fra generazioni. Il risultato di questo processo risulta evidente in una serie
di problemi di ordine psicosociale fra i giovani, quali precoci esperienze
sessuali non protette, abuso di droghe e altre sostanze, abbandono scolastico e
delinquenza (Ministry of Labour and Youth Development, 1996).
Poblemi delle adolescenti in Tanzania
I Programmi di aggiustamento strutturale (Structural Adjustement Programme -
SAPs) della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale adottati dal
governo tanzaniano, hanno causato tagli consistenti ai settori della salute, dei
servizi sociali e dell'educazione, aggravando ulteriormente la situazione
generale di povertà del paese.
L’aumento della povertà affligge specialmente le ragazze che sono quindi
costrette ad entrare in relazioni sessuali di tipo protettore - cliente con
diversi partner in modo da supplire alle loro magre entrate economiche. I tagli
finanziari al settore dell’istruzione, infatti, hanno avuto gravi conseguenze
per quanto riguarda l’educazione delle donne e conseguentemente la percentuale
delle ragazze frequentanti le scuole superiori è notevolmente diminuita. Molti
sono i fattori causa dell’abbandono scolastico da parte delle ragazze: tasse
scolastiche, libri di testo, uniformi. Le adolescenti, quindi, non avendo
possibilità di accesso ad una educazione superiore, si trovano
nell’impossibilità di sviluppare capacità professionali che le potrebbero
rendere competitive nei confronti degli uomini in tempi di mercato libero. La
conseguenza di tutto ciò è che le ragazze si trovano costrette a matrimoni
precoci o ad entrare in relazioni sessuali con uomini più anziani e sessualmente
più esperti principalmente per ragioni economiche, divenendo così altamente
vulnerabili al virus dell’HIV. Inoltre, le mode importate dall’occidente,
attraggono irresistibilmente le ragazze, spingendole ad entrare in relazioni
sessuali con uomini più anziani e ricchi (la cosiddetta sindrome del Sugar Daddy).
Infine, le norme sociali in molte società africane, impongono che le giovani
ragazze debbano essere, in fatto di questioni sessuali, inesperte, pure e
subordinate agli uomini. Questa condizione di sottomissione e passività, mette
le giovani in una posizione di debolezza nei confronti dei loro partner per
quanto riguarda la possibilità di rifiutare rapporti sessuali o di insistere
sulla fedeltà di coppia o sull’uso del preservativo.
La loro costituzione biologica, inoltre, incrementa il rischio di infezione.
Gravidanze premature e indesiderate, aborti, una alta percentuale di mortalità
materna e infantile, sono un’altra conseguenza della difficile condizione
giovanile in Tanzania. Al di là dei problemi di salute associati alla immaturità
fisiologica delle ragazze, le giovani madri sono spesso incapaci e
finanziariamente impossibilitate ad accudire a se stesse e al proprio figlio.
Educazione sessuale e salute riproduttiva fra i giovani
Nel passato, dove i riti di iniziazione avevano lo scopo di integrare i giovani
all’interno di un ordine morale, gli anziani avevano la funzione, socialmente
riconosciuta, di educare i giovani in tema di sessualità e fertilità.
Attualmente, il processo di modernizzazione e la migrazione verso le aree urbane
hanno contribuito a sfaldare il tradizionale sistema sociale ed educativo, con
la conseguenza che oggi gli adolescenti si trovano privati di quel tradizionale
sistema di istruzione in tema di sessualità e salute riproduttiva, senza che
alcun altro sistema socioeducativo (leggi la famiglia nucleare, la scuola, ecc.)
se ne sia fatto carico. L’educazione in tema di sessualità e salute riproduttiva
è rimasta quindi esclusa dal moderno contesto socioculturale, e la conseguenza è
che un gran numero di ragazzi sono lasciati a loro stessi nel tentativo di
comprendere i fatti della vita tramite prove ed errori.
Studi epidemiologici e in scienze sociali affermano che il 50% degli studenti
delle scuole elementari in Tanzania hanno avuto rapporti sessuali almeno una
volta prima dei quindici anni di età. La loro conoscenza in materia di biologia
riproduttiva e per quanto riguarda i rischi di una attività sessuale non
protetta, è però estremamente carente e nulla a riguardo è stato ancora inserito
nei programmi scolastici.
Un altro aspetto importante da considerare è la percezione della sessualità
nella cultura tanzaniana, intesa come qualcosa di molto privato; fra genitori e
figli, i discorsi sulla sessualità sono percepiti come tabù.
A causa di una mancanza di indicazioni, informazioni e comunicazione sui loro
bisogni sessuali e riproduttivi, i problemi degli adolescenti stanno attualmente
crescendo in maniera drammatica.
C’è dunque un impellente bisogno di creare strumenti, strutture, nuovi luoghi
dove fare aggregazione, informazione e cultura. C’è il bisogno di coinvolgere i
giovani a progettare i loro programmi di educazione sessuale e riproduttiva in
forme a loro comprensibili e familiari. La prevenzione per i giovani non può
essere fatta da altri per loro, ma dai giovani e con i giovani stessi. I giovani
possono offrire un grande contributo ai programmi di cura e di prevenzione da
HIV: essi possono essere formati come “peer educators” (educatori di pari grado
ed età), da utilizzare all’interno di scuole, gruppi giovanili informali, ecc.,
con lo scopo di impartire ai loro pari conoscenze e competenze in fatto di
salute sessuale, riproduttiva e prevenzione.
Strategie di sopravvivenza o prostituzione?
In Tanzania, come in altri contesti africani, le donne, a causa di un basso
livello educativo che le rende impossibilitate a competere nei confronti del
sesso maschile nel mondo del lavoro, sono costrette ad accettare lavori
scarsamente retribuiti, che le costringono a supplire le magre entrate con
attività alternative o extra. In particolare, molte donne e ragazze, trovano
come unica possibilità di impiego quella di lavorare nei bar. In questi luoghi,
la via più semplice di arrotondare il salario, è quella di ingaggiare qualche
avventore e spendere con questo la notte.
Ma la dipendenza dal supporto economico-finanziario dei loro partner sessuali è
qualcosa che non riguarda solamente le bar workers. Le relazioni sessuali, in
molti contesti africani, sono infatti essenzialmente basate sullo scambio: le
donne “forniscono” sesso agli uomini in cambio di un supporto finanziario più o
meno diretto.
Risulta quindi abbastanza difficile operare una chiara distinzione fra
commercial e non-commercial sex, in quanto quest’ultimo converge gradualmente
nel precedente. Le Bar workers, che naturalmente vengono viste come appartenenti
alla categoria delle Commercial sex workers, non possono quindi semplicemente
essere equiparate a prostitute, in quanto diverse hanno un partner fisso al
quale si aggiungono altri partner non regolari. La distinzione fra partner
regolari e non, è basata sulla natura e sulla dimensione del supporto
finanziario: un partner regolare supporta una donna per un periodo di tempo
piuttosto esteso, mentre un partner non regolare scambia semplicemente una certa
somma di denaro per un singolo incontro sessuale. Ma la distinzione più
importante, per quanto concerne il lavoro che con questa proposta il Centro
Mondialità Sviluppo Reciproco intende affrontare, è correlata all’uso o meno del
preservativo. Le donne sono infatti più capaci a chiederne l’uso con partner
casuali che con i cosiddetti partner regolari, in quanto, questi ultimi possono
essere “credibili”, e quindi la richiesta di usare il preservativo, diventa
quanto meno inaccettabile. Ma allo stesso tempo, le donne sono perfettamente
consapevoli che il rischio di contrarre il virus HIV, può venire da questi
stessi partner (cfr. ricerche della TANESA, in particolare Mgalla, Nnkoo, 1996).