La condizione della donna

Nonostante
i grandi passi avanti compiuti sulla via dell'emancipazione, le donne sono
ancora soggette a vari tipi di discriminazione, che si presentano in gradi e
forme diverse a seconda dei paesi e delle classi sociali.
Negli strati sociali poveri, che costituiscono la maggioranza della popolazione
nelle regioni economicamente meno sviluppate, sono le donne a svolgere il grosso
del lavoro agricolo.
Il loro lavoro è però in gran parte non retribuito, nè figura nelle statistiche.
Per di più le donne sono in genere escluse dalla proprietà della terra.
A questo lavoro si aggiunge quello che esse devono svolgere in famiglia: è in
genere loro compito non solo cucinare ma procurare il cibo, andare a prendere
l'acqua, raccogliere la legna e il foraggio per gli animali.
Preponderante è il lavoro delle donne anche nel piccolo commercio di strada che,
nel quadro dell'economia "informale", svolge un ruolo importante nella vita
delle città. In Africa occidentale, in Asia e nei Caraibi sono loro che vendono
il 70-90% di tutti i prodotti alimentari.
E' costituita in maggioranza da donne anche la forza lavoro impiegata,
soprattutto in Asia e America latina, nelle zone economiche speciali che
producono merci destinate all'esportazione (scarpe sportive, capi di
abbigliamento, apparecchi elettronici e altri) per conto di grandi gruppi
multinazionali.
Solo in Cina vi lavorano 30 milioni di persone, per la maggior parte giovani
donne provenienti dalle zone rurali.
Sono costrette a stare in fabbrica sette giorni su sette, con turni "normali" di
12 ore (che salgono a 18 nei periodi di più intensa attività), senza contributi
nè diritti sindacali, per paghe equivalenti a 250-350 lire l'ora, da cui vengono
detratte le spese per il vitto e il posto letto in una camerata.

Considerando l'attività complessiva svolta dalle donne, si
calcola che in Africa, Asia e America latina esse lavorino in media il 30% più
degli uomini, senza che il loro lavoro sia proporzionalmente remunerato, nè in
genere riconosciuto nel suo reale valore.
Pur in misura differente, anche nell'Unione europea le donne sono in molti casi
svantaggiate rispetto agli uomini nel lavoro.
Si calcola che esse guadagnino in media, a parità di lavoro, un quarto meno
degli uomini: in Grecia, il salario femminile è in media il 68% di quello
maschile; in Olanda e Portogallo rispettivamente il 70,6% e il 71,7%; in Belgio,
l'83,2%; in Svezia, l'87%.
Sempre nell'Unione europea, circa un terzo delle donne che lavorano svolgono
un'attività part-time (rispetto al 6% degli uomini): il lavoro part-time
femminile è prevalente in Olanda (68%), in Gran Bretagna (45%) e Svezia (41%).

La scelta del lavoro part-time da parte della donna è dovuta, da
un lato, al fatto che essa ha in famiglia il maggior carico di lavoro per ciò
che riguarda l'andamento della casa e la cura dei figli; dall'altro, al fatto
che essa non riesce a trovare un'occupazione a tempo pieno.
Un altro campo in cui la discriminazione nei confronti delle donne si fa
pesantemente sentire, soprattutto nelle regioni meno sviluppate, è quello
dell'istruzione. Su quasi un miliardo di persone che non sanno nè leggere nè
scrivere, i due terzi sono costituiti da donne.
Ciò è dovuto principalmente al fatto che, nelle famiglie povere che non possono
permettersi di mandare i figli a scuola, sono soprattutto le bambine ad essere
escluse dall'istruzione: si calcola che esse costituiscano i due terzi dei 300
milioni di bambini ai quali è precluso l'accesso alla scuola.
Nelle famiglie povere le bambine spesso non vengono mandate a scuola anche
perchè la famiglia ha bisogno del loro lavoro, soprattutto quando la madre è
incinta.
Le bambine che crescono senza ricevere un'istruzione, neppure quella primaria,
sono maggiormente svantaggiate quando raggiungono la pubertà. Esse sono ancora
più sottoposte al volere dell'uomo e a vari tipi di violenza.
Oltre 100 milioni di ragazze, principalmente in Africa e Asia occidentale, sono
vittime della mutilazione genitale che, effettuata in condizioni igieniche
precarie, provoca spesso gravi infezioni se non la morte.
Soprattutto nei casi in cui la bambina viene ceduta dalla famiglia, in cambio di
una piccola somma, a un "datore di lavoro", essa diviene una vera e propria
schiava e può facilmente essere costretta a prostituirsi.
Si calcola che ogni anno vengano immesse nel mercato del sesso 2 milioni di
bambine e ragazze di età compresa tra i 5 e i 15 anni.
Questi e altri dati, contenuti nel rapporto The State of World Population 2000
pubblicato dall'Unfpa (United Nations Population Fund), confermano l'esigenza di
una intensificata azione, a livello sia nazionale che internazionale, per
l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.
Le linee portanti sono enunciate nella Convenzione che, adottata dall'Assemblea
generale delle Nazioni Unite nel 1979, ha ricevuto l'adesione di 165 paesi ma è
rimasta finora in gran parte sulla carta.