Economia
Politica di protezione del territorio
Il fatto che la Tanzania non abbia mai sofferto di conflittualità inter-etnica e inter-religiosa nella sua storia e non abbia conosciuto guerre civili, ha dato la possibilità alla classe dirigente di costruire una rete di servizi di base (soprattutto scolastici), e di intraprendere una politica di salvaguardia e valorizzazione del territorio, fin dall’indipendenza. Le risorse naturali del paese, oltre ad essere importanti da un punto di vista biologico e scientifico, costituiscono una grande potenzialità economica per lo sviluppo del turismo, che attualmente è la risorsa economica principale del paese in termini relativi (14% del Pil).
Su un territorio di 945.000 kmq, 220.000 kmq (23,2%) sono costituiti da aree protette, così suddivise: 42.000 kmq Parchi Nazionali (4,4%); 77.000 kmq Game Reserves (8,1%); 101.000 kmq Forest Reserves (10,7%), quota che comprende foresta pluviale, foresta decidua e savana alberata. Nonostante la cattiva amministrazione e la diffusa corruzione a livello delle burocrazie amministrative e centrali impediscano un pieno sviluppo del paese, la classe dirigente ha intrapreso una politica di perseguimento di alcuni obiettivi centrali cercando di coniugare lo sviluppo con la tutela del territorio. La Tanzania ha mantenuto intatto la maggior parte del suo patrimonio naturale (moltissimo a confronto con altri paesi africani). Inoltre è una delle nazioni con più alta biodiversità del globo e con un alto numero di specie animali e di piante, di cui molti endemici. Le spese per la gestione e il mantenimento delle aree protette sono coperte dalle entrate economiche provenienti dal turismo.
Riserve forestali
La maggior parte delle foreste si trova sulle aree montane, dai 700 ai 2.400 mt s.l.m.. Solo poche di queste zone, però, sono protette da vincoli ambientali, mentre per la maggior parte si tratta di aree a rischio di deforestazione. La prima causa di deforestazione sono le comunità locali che vivono adiacenti la foresta, che fanno uso delle risorse forestali per rispondere alle necessità di base per il loro sostentamento. Le zone forestali della Tanzania, inoltre, sono state investite da un forte incremento demografico negli ultimi anni, a causa di flussi migratori attratti dalle buone condizioni di vita e dalla ampia disponibilità di acqua di queste zone; così la pressione antropica ha aumentato il livello di disboscamento delle aree di foresta. Lʼambiente forestale riveste unʼimportanza particolare in quanto la presenza della foresta garantisce precipitazioni stabili nelle zone attigue ad essa assicurando disponibilità di acqua per la popolazione, oltre a rifornire di acqua i bacini idrografici del paese, fondamentali anche per l'approvvigionamento dell'energia elettrica. La Tanzania, infatti, provvede al proprio fabbisogno di energia elettrica quasi esclusivamente attraverso centrali idroelettriche, che sfruttano la forza delle acque nei grossi fiumi o dalle cascate in aree forestali: i 2/3 dell’energia elettrica del paese è prodotta dalle centrali di Kidatu e Kihanzi, entrambe a ridosso della foresta dei Monti Udzungwa. Un’altra centrale idroelettrica è quella di Mtera Dam, che si trova sul grande bacino artificiale creato sul fiume Ruaha, al centro sud del paese. La situazione energetica del paese è in crisi, già da un po’ di anni. Si stima che solamente il 4% della popolazione del paese abbia accesso all’energia elettrica. Nella capitale economica, Dar Es Salaam, l’erogazione di energia elettrica è completamente interrotta dall’alba al tramonto, e la città va avanti con i gruppi elettrogeni. I villaggi rurali nell'interno della Tanzania raramente dispongono di corrente elettrica. Questa emergenza energetica è direttamente collegata allʼemergenza dellʼacqua, a sua volta collegata alla portata dei fiumi che scarseggia a causa della minaccia a cui sono esposti i principali bacini idrografici, che dipendono direttamente dalla presenza delle foreste pluviali. Acqua ed energia sono le due importanti risorse di cui il paese scarseggia e a cui è fortemente legato il suo sviluppo futuro. Nonostante la Tanzania abbia il maggior numero di aree protette dell’Africa subsahariana, la protezione delle aree forestali è appena all'inizio per due ragioni principali. Il primo grande ostacolo per la loro conservazione è dovuto al fatto che le aree adiacenti alle foreste sono densamente popolate; conservare le foreste presuppone la conversione delle attività delle popolazioni locali in attività sostenibili e vincolare l’utilizzo delle risorse naturali forestali, rischiando di innescare un conflitto sociale con l’opposizione delle comunità locali. La seconda ragione per cui le foreste non sono state protette adeguatamente, è dovuta al fatto che il turismo è ancora molto scarso in queste aree che dunque non fruttano come le aree di savana.
Indicatori economici
La Tanzania è attualmente uno dei paesi più poveri del mondo. Per lungo tempo l’economia della Tanzania ha subito diversi shock con effetti devastanti e destabilizzanti. Si possono citare lo shock petrolifero, il collasso dei prezzi delle merci, le siccità, la rottura della Comunità Africana Orientale e la guerra dell’Uganda. Questi shocks, affiancati da un debole regime politico, sono culminati in gravi crisi economiche nei primi anni ’30. Diverse misure di aggiustamento sono state realizzate sin dal 1981, ma, verso metà degli anni ’90, si è instaurata una pesante instabilità fiscale. Il programma di privatizzazione si sta ora concentrando sulle grandi imprese monopolistiche, la quale privatizzazione deve essere preceduta dalla formulazione di schemi legali e regolamentativi. L’economia dipende fortemente dall’agricoltura che costituisce circa la metà del PIL, e l‘85% delle esportazioni impiega circa l’80% della forza lavoro. La produzione di prodotti alimentari domina l’economia agricola; di tutti gli ettari di terreno coltivati nel paese, 5.1 milioni di ettari sono coltivati a prodotti alimentari. Le donne costituiscono la forza lavoro più importante nel settore agricolo. Il maggior ostacolo per il settore agricolo è la riduzione della forza lavoro e della produttività del terreno, dovuta all’applicazione di una tecnologia povera, dipendente da condizioni climatiche inaffidabili e irregolari. Infatti, sia i prodotti coltivati, sia le scorte sono costantemente soggetti a periodiche stagioni di siccità. I prodotti maggiormente coltivati sono il mais, il sorgo, il miglio, il riso, il grano, i legumi (maggiormente fagioli), patate, banane, ecc. I prodotti maggiormente esportati sono: caffè, cotone, anacardi, tabacco, tè, chiodi di garofano, prodotti orticoli, olio di semi, spezie e fiori. Le attività industriali sono limitate alla lavorazione dei prodotti agricoli e alla produzione di prodotti di consumo. La Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e i donatori bilaterali hanno destinato dei fondi in modo da risanare le deteriorate infrastrutture economiche tanzanesi. Il PIL pro-capite, secondo le stime dell’UNDP è di circa 523 dollari ed il tasso di crescita del PIL è di circa il 5.2%. La percentuale della popolazione che vive al di sotto delle condizioni di povertà è di circa il 50%. Il 19.9% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e il 59.6% con meno di due dollari al giorno. All’inizio del 1996, il Governo si è impegnato in un progetto controllato dal Fondo Monetario Internazionale e da Settembre del 1996 è stata attivata una politica di aggiustamento strutturale, affiancata e appoggiata da un Foglio di Impegno del Governo. Finora la Tanzania ha fatto dei significanti progressi nel ripristinare la stabilità economica. Negli ultimi tre anni il Bilancio Fiscale totale ha ottenuto un surplus tra lo 0.8% e l’1.2% del Prodotto Interno Lordo. L’inflazione è scesa dal 30% nel 1995 al 6.6% del 2000. Il Governo ha individuato la necessità di una forte crescita economica, che si attesti intorno ad un tasso tra il 6 e l‘8%, in grado di combattere la povertà diffusa a livello nazionale. E’ importante, inoltre, che tale crescita sia diffusa in maniera generale e incentrata sul miglioramento dei mezzi di sussistenza per i poveri.
| INDICATORE | UNITÀ | TANZANIA |
| Capitale | Dodoma | |
| Superficie | Kmq 945.090 | |
| Sviluppo umano(151° su 173) | 0.44 | |
| Demografia | ||
| Popolazione | Migliaia | 35.100 |
| Densità | ab/kmq | 31,4 |
| Crescita annua (90-95) | % | 2,96 |
| Tasso di fecondità(90-95) | 5,90 | |
| Mortalità infantile | ‰ | 104 |
| Speranza di vita | Anni | 51.1 |
| Densità urbana | % | 24,4 |
| Indicatori socioculturali | ||
| Alfabetizzazione adulti(< 15) | % | 75.1 |
| Alfabetizzazione adulti – femminile (< 15) | % | 66.5 |
| Alfabetismo giovanile | ||
| Istruzione secondaria | % | 52,7 |
| Istruzione universitaria | % | 0,2 |
| Apparecchi televisivi | ‰ | 2 |
| Libri pubblicati | Titoli | 172 |
| Medici (90) | ‰ | 0,03 |
| Accesso all’acqua potabile | % | 54 |
| Disponibilità strutture igieniche | % | 10 |
| Economia | ||
| PIL | Milioni $ | 2.611 |
| Crescita annua2000 | % | 5.2 |
| PIL pro capite | $ | 523 |
| Debito estero | Milioni $ | 7.442 |
| Servizio del debito/esportazioni | % | 20,4 |
| Tasso d’inflazione2000 | % | 6.6 |
| Spese per l’istruzione | % PIL | 5 |
| Spese per la difesa | % PIL | 2,4 |
| Energia: consumo pro capite | t.e.c. | 0,037 |
| Copertura del fabbisogno | % | 7,9 |
| Commercio | ||
| Importazioni | Milioni $ | 1.404 |
| Esportazioni | Milioni $ | 637 |
| Principali fornitori | %
% % |
33,9 14,9 33,9 |
| Principali clienti | % % % |
UE 44,1 Giappone 9,1 PVS 42,3 |
Tratto dallo Stato del Mondo 1997