Ciascun docente deve indicare nel proprio Piano di Lavoro, redatto all'inizio di ogni anno scolastico, la tipologia degli strumenti che intende utilizzare per verificare la capacità di organizzare le singole abilità acquisite dallo studente durante il percorso didattico.
In linea generale possono essere previste sia prove orali che prove scritte, ma la valutazione può estendersi anche alle relazioni di laboratorio, all'esecuzione dei compiti a casa, alla frequenza e alla pertinenza degli interventi in classe, ecc.
In generale, le prove scritte possono mirare a verificare il raggiungimento degli obiettivi di conoscenza, comprensione, applicazione, analisi, sintesi e valutazione attraverso le forme più idonee al riconoscimento di una determinata capacità. Ad esempio, per verificare apprendimenti di carattere mnemonico potranno essere presentati quesiti del tipo vero/falso, che si prestano essenzialmente all'accertamento di semplici conoscenze, principi generali. Quesiti con risposta a scelta multipla potranno essere utilizzati per accertare il corretto uso delle conoscenze acquisite, le implicazioni deducibili da certe condizioni descritte, ossia il livello di comprensione degli argomenti presentati. Per accertare abilità più complesse, come la capacità di analisi, di sintesi o di valutazione (intesa come la capacità di esprimere giudizi) si ricorre alla elaborazione di temi, saggi brevi o alla risoluzione di problemi o quesiti a risposta aperta.
La verifica orale è un valido strumento per il controllo dei processi cognitivi più elevati (analisi, sintesi e valutazione), abitua lo studente al colloquio e lo stimola alla ricerca di una migliore espressione linguistica. Alcune verifiche orali possono essere sostituite da “forme di interrogazione scritta”, per verificare la conoscenza di concetti base. La “interrogazione scritta” non può però sostituire tutte le interrogazioni orali, attraverso le quali si sviluppano e si possono evidenziare abilità diverse e superiori.
Quando specifichiamo i descrittori dell’apprendimento, in conclusione, finiamo quindi col prendere in considerazione quattro fattori fondamentali:
· le conoscenze evidenziate,
· le competenze acquisite,
· le capacità dimostrate,
· i comportamenti messi in atto.
A ciascuno di questi quattro fattori sono collegate delle definizioni che descrivono i diversi livelli di apprendimento.
La valutazione finale è la combinazione dei livelli raggiunti in ciascuno dei fattori presi in considerazione.
A queste diverse combinazioni è fatto corrispondere, in via indicativa, un valore numerico cioè un voto.
Per sintetizzare, abbiamo elaborato una tabella di riferimento, che mette in relazione gli elementi della valutazione con diversi livelli di voto.
I voti sono espressi sia in decimi, che in quindicesimi, che in trentacinquesimi, per avere un riferimento anche alle scale numeriche dell’ Esame di Stato.
In funzione del raggiungimento degli obiettivi programmati, la valutazione del profitto può dunque essere schematizzata nel modo seguente
Conoscenze: Nessuna
Competenze: Nessuna
Capacità: Nessuna
Partecipazione: di disturbo
Impegno: nullo
Metodo: disorganizzato
Voto in decimi: 1-2
Voto in 15-esimi (scritti) : 1-3
Voto in 35-esimi (colloquio): 1-7
Conoscenze: Frammentarie e gravemente lacunose
Competenze: Solo se guidato arriva ad applicare le conoscenze minime; commette gravi errori anche nell’eseguire semplici esercizi
Capacità: Comunica in modo decisamente stentato e improprio; ha difficoltà a cogliere i concetti e le relazioni essenziali che legano tra loro i fatti anche più elementari
Partecipazione: opportunistica
Impegno: debole
Metodo: ripetitivo
Voto in decimi: 3-4
Voto in 15-esimi (scritti) : 4-7
Voto in 35-esimi (colloquio): 8-14
Conoscenze: Incerte ed incomplete
Competenze: Applica le conoscenze minime, senza commettere gravi errori, ma talvolta con imprecisione
Capacità: Comunica in modo non sempre coerente e proprio; ha difficoltà a cogliere i nessi logici e quindi ha difficoltà ad analizzare temi, questioni e problemi
Partecipazione: dispersiva
Impegno : discontinuo
Metodo : mnemonico
Voto in decimi: 5
Voto in 15-esimi (scritti) : 8-9
Voto in 35-esimi (colloquio): 15-21
Conoscenze: Complessivamente accettabili; ha ancora lacune, ma non estese e /o profonde
Competenze: Esegue semplici compiti senza errori sostanziali; affronta compiti più complessi con incertezza
Capacità: Comunica in modo semplice, ma non del tutto adeguato; coglie gli aspetti fondamentali, ma le sue analisi sono lacunose
Partecipazione: da sollecitare
Impegno : accettabile
Metodo : non sempre organizzato
Voto in decimi: 6
Voto in 15-esimi (scritti) : 10
Voto in 35-esimi (colloquio): 22
Conoscenze: Conosce gli elementi essenziali, fondamentali
Competenze: Esegue correttamente compiti semplici; affronta compiti più complessi pur con alcune incertezze
Capacità: Comunica in modo adeguato, anche se semplice; non ha piena autonomia, ma è un diligente ed affidabile esecutore; coglie gli aspetti fondamentali, ma incontra difficoltà nei collegamenti interdisciplinari.
Partecipazione: recettiva
Impegno: soddisfacente
Metodo: organizzato
Voto in decimi: 7
Voto in 15-esimi (scritti) : 11-12
Voto in 35-esimi (colloquio): 23-26
Conoscenze: Sostanzialmente complete
Competenze: Affronta compiti anche complessi in modo accettabile
Capacità: Comunica i maniera chiara ed appropriata ; ha una propria autonomia di lavoro; analizza in modo complessivamente corretto e compie alcuni collegamenti, arrivando a rielaborare in modo abbastanza autonomo
Partecipazione: attivo
Impegno: notevole
Metodo: organizzato
Voto in decimi: 8
Voto in 15-esimi (scritti) : 13
Voto in 35-esimi (colloquio): 27 - 30
Conoscenze: Complete, con approfondimenti autonomi
Competenze: Affronta autonomamente anche compiti complessi, applicando le conoscenze in modo corretto e creativo
Capacità: Comunica in modo proprio, efficace ed articolato; è autonomo ed organizzato; collega conoscenze attinte da ambiti pluridisciplinari; analizza in modo critico, con un certo rigore ;documenta il proprio lavoro; cerca soluzioni adeguate per situazioni nuove
Partecipazione : costruttiva
Impegno: notevole
Metodo : elaborativo
Voto in decimi: 9-10
Voto in 15-esimi (scritti) : 14-15
Voto in 35-esimi (colloquio): 31-35
N.B. Si fa presente che il voto attribuito può essere il risultato della combinazione di livelli diversi di conoscenze, competenze, capacità e comportamenti
La definizione del voto di condotta
I
criteri per l’assegnazione del voto di condotta sono sintetizzati nella tabella
in allegato (allegato n. 2
alla Carta dei Servizi).
Spesso lo studente, ad un certo punto dell’anno, pensa di avere la certezza, fondata o meno, di non farcela a conquistare la promozione. E, perciò, tende ad abbandonare.
Che farne? Come motivarlo? Come far sì che il lavoro dell’anno non venga buttato inutilmente? Come attenuare il senso di frustrazione e di inutilità che, immancabilmente, una bocciatura porta con sé? Come consentire allo stesso Consiglio di Classe di fare scelte e di orientare verso soluzioni più produttive quegli studenti che stanno penosamente ed inutilmente arrancando, senza, con ciò, espellerli dalla vita della classe e della scuola?
Allo scopo di affrontare il problema della demotivazione e dell’insuccesso scolastico, sia nelle classi prime che nelle successive, abbiamo provato a sperimentare una impostazione, che trae origine da quella prevista dalla normativa, ma cerca di allargarsi per soddisfare esigenze che non siano semplicemente quelle del cambio del tipo di scuola.
Per prima cosa abbiamo deciso che nel caso di una non promozione, tutte le discipline per le quali lo studente ha comunque conseguito un giudizio di sufficienza vengano registrate come “credito formativo” nel curriculum dello studente stesso.
L’anno successivo, in caso di ripetenza, il Consiglio di Classe prenderà atto, nella sua prima seduta, degli eventuali risultati positivi raggiunti, nonostante l’esito globale negativo, e li registrerà come punto di partenza della costruzione del curriculum e degli impegni da proporre allo studente. Il Consiglio di Classe potrà decidere anche di esonerare lo studente dalla frequenza delle lezioni di alcune materie, dopo aver verificato il mantenimento del credito acquisito.
Questa scelta apre nuove opportunità a chi si sforza di tenere sempre e comunque aperto un dialogo con lo studente e di prevenire, nel limite del possibile, inutili e frustranti abbandoni.
Il Consiglio di classe, ad esempio, può consigliare lo studente in difficoltà, già in corso d’anno, di selezionare alcune discipline, tralasciandone altre, al fine di conquistare almeno alcuni crediti, senza disperdersi nel tentativo inutile di recuperare tutte le discipline lacunose.
Nasce così un accordo tra lo studente ed il Consiglio di Classe che diventa oggetto di appositi “contratti” sottoscritti tra il Preside, lo studente ed il genitore.
Questo ha permesso, negli anni passati, di recuperare allo studio, anche se parziale, molti studenti più demotivati, permettendo loro di acquisire crediti spendibili nell’anno scolastico successivo.
Questo non significa che, a priori, l’anno successivo la sufficienza sarà garantita; significa solo che uno studente parte con un credito che potrebbe anche dilapidare, ma che, se responsabilmente gestito, può facilitare la frequenza della scuola e il recupero delle eventuali lacune.
E’ evidente che il responsabile della gestione dei “crediti”, come anche il responsabile della proposta e della sottoscrizione di “contratti”, è esclusivamente il Consiglio di Classe, in quanto unico titolare della azione educativa.
E’ altrettanto evidente che i “contratti”, gli orari scolastici personalizzati, ed altre soluzioni che si possono pensare ed organizzare, sono opportunità, possibilità, strumenti nuovi che il Consiglio ha a disposizione per cercare di motivare lo studente allo studio, per tenerlo agganciato al sistema formativo, prevenendo fallimentari dispersioni di risorse umane, come lo sono tutti i ritiri e gli abbandoni. Ma sono anche strumenti delicatissimi, da usare con estrema attenzione e per casi non altrimenti gestibili.
Le conseguenze positive di questa impostazione sono evidenti:
- lo studente in difficoltà può essere stimolato ad impegnarsi fino alla fine dell’anno, alla ricerca di risultati positivi che, comunque, gli torneranno utili;
- si ha uno strumento in più per combattere, anche così, il fenomeno dei ritiri in corso d’anno, quel “getto della spugna” che, riconosciamolo, è pur sempre una sconfitta per la scuola;
- il Consiglio di Classe può svolgere una oculata azione di orientamento, eventualmente indirizzando lo studente a selezionare le proprie scelte, concentrandosi su un numero inferiore di discipline, e rinviando all’anno successivo il completamento del lavoro;
- a sua volta lo studente “ripetente”, vedendosi alleggerito, come prospettiva, il carico di lavoro, è più incentivato ad un impegno che porta risultati, che può dare soddisfazioni;
- in questa direzione vengono particolarmente utili i corsi compattati che, introducendo una certa forma di elasticità, consentono anche una migliore programmazione dello studio, facilitandone la distribuzione su tempi più consoni ai ritmi di apprendimento del singolo studente;
L’esperimento ha già dato risultati positivi, nel momento in cui, all’interno dei colloqui con gli studenti ed i genitori, si è riusciti a trovare forme di rimotivazione ed a prevenire precoci abbandoni.
Prima del termine dell’anno scolastico, nella seconda metà del mese di maggio, i Consigli di Classe vengono convocati per una prima fase di giudizio e di valutazione finale di ciascuno studente.
Al termine di questi Consigli si saranno individuate, mediamente, quattro categorie di studenti:
· quelli che, per le capacità ed i meriti accumulati nel corso dell’intero anno scolastico, hanno sicuramente guadagnato il passaggio alla classe successiva;
· quelli che, al contrario, per il loro costante rendimento negativo durante l’anno, non hanno alcuna oggettiva possibilità di promozione (sono quegli studenti a cui, tendenzialmente, nei mesi precedenti era stato proposto un apposito “contratto” per consentire loro di acquisire “crediti” da spendere nell’anno scolastico successivo, in fase di ripetenza);
· quelli che hanno complessivamente raggiunto un livello di preparazione e di maturazione che consente loro di frequentare l’anno scolastico successivo con positive probabilità di successo, ma che, comunque, in una o più discipline, mantengono lacune da colmare con lavoro aggiuntivo (i “promossi con debito”);
· quelli per i quali il Consiglio è incerto tra la non promozione e la promozione pur in presenza di gravi lacune.
Appositamente per quest’ultimo caso, nella fase finale dell’anno scolastico possono essere organizzati corsi intensivi e fortemente mirati, scegliendo tra alcune delle più significative discipline nelle quali gli studenti hanno evidenziato lacune.
A questi corsi, per convenzione e per distinguerli dai corsi di recupero, diamo il nome di “corsi di salvamento”.
Per gli studenti per i quali il giudizio positivo può considerarsi acquisito, possono essere organizzate, contestualmente, attività di approfondimento.
In pratica i Consigli di classe, riuniti in sede di “prescrutinio” decideranno, pur se non in via definitiva, le iniziative da adottare per rendere la valutazione massimamente articolata e motivata.
L’iniziativa della programmazione delle attività da avviare nella fase di chiusura dell’anno, comunque, è lasciata interamente ai singoli Consigli di Classe, che potranno autonomamente:
· riorganizzare completamente l’orario scolastico dell’ultima parte dell’anno, per introdurre lo spazio necessario alla realizzazione di iniziative integrative e di approfondimento (visite didattiche, aree di progetto, corsi monografici, ricerche etc), oltre ai “corsi di salvamento”;
· conservare immutato l’orario dell’anno, per completare le valutazioni ordinarie ed i programmi;
· scegliere soluzioni miste, in relazione alle esigenze della classe.
Tale nuova programmazione delle attività didattiche si concentra, in linea di massima, nel mese di giugno, dopo i tre giorni delle “prove finali”.
Rimane fermo il fatto che il Consiglio di Classe, individuati in sede di prescrutinio gli studenti “a rischio”, è impegnato a programmare le iniziative volte a raccogliere ulteriori elementi di valutazione da analizzare successivamente in sede di scrutinio.
Al termine di queste attività, e ad anno scolastico terminato, i Consigli si riuniscono per gli scrutini finali. Entreranno nella valutazione finale di ciascuno studente anche i comportamenti ed i risultati delle attività integrative eventualmente organizzate.
Per quanto riguarda la categoria degli studenti per i quali il Consiglio non era riuscito ad esprimere un orientamento sicuro, gli insegnanti che hanno tenuto i corsi di salvamento porteranno al Consiglio i nuovi elementi di giudizio ricavati.
Se saranno elementi positivi, l’allievo sarà promosso, oppure se permangono lacune ancora da recuperare gli saranno assegnati debiti.
Se, nonostante il lavoro svolto, i risultati saranno ancora negativi, il Consiglio sceglierà la non promozione.
Il recupero del debito formativo
Agli studenti per i quali vengono registrate lacune in alcune discipline, viene assegnato un “debito formativo” da recuperare.
Al fine di consentire loro di presentarsi, all’inizio dell’anno scolastico successivo, avendo svolto il lavoro necessario per colmare le lacune rimaste, e avendo assorbito, così, il proprio “debito formativo”, gli insegnanti consegneranno agli studenti dei lavori mirati da svolgere nei mesi estivi.
La consegna dei lavori da effettuare nella pausa estiva, accompagnata da una “restituzione”, cioè da una spiegazione a ciascuno studente delle motivazioni che hanno indotto il Consiglio di Classe ad assumere le sue decisioni (promozione, assegnazione di quali debiti e perchè, non promozione) avviene una volta terminate le lezioni e, di norma, una volta conclusi gli scrutini finali.
Durante l'estate la scuola proporrà agli studenti che devono recuperare debiti, corsi di recupero come descritto nel documento allegato alla Carta dei Servizi. Nella prima quindicina di settembre, prima dell’inizio delle lezioni, calendario regionale permettendo, verranno organizzate delle attività per la messa a punto della preparazione per aiutare lo studente a superare le ulteriori residue difficoltà e le verifiche necessarie per valutare se il lavoro estivo è stato svolto.
Se il lavoro sarà stato svolto con impegno e serietà e se le lacune saranno state colmate, eventualmente anche in presenza di una ulteriore necessità di lavoro individuale, allora lo studente avrà estinto il proprio debito formativo.
Se, al contrario, il lavoro estivo non sarà stato svolto con la necessaria serietà, e, conseguentemente, le lacune non saranno state colmate, il Consiglio di Classe potrà cambiare l'orientamento alla promozione espresso a giugno e decidere di non promuovere l'alunno negli scrutini di settembre.
Ciò che risulta fondamentale, nella valutazione del Consiglio di Classe in relazione alla avvenuta o meno estinzione del debito formativo, è l’impegno che l’alunno avrà dimostrato nello svolgimento dei lavori estivi assegnatigli, più ancora dell’effettiva quantità di nozioni acquisite.
Non possiamo infatti pretendere che lo studente, nei due mesi del lavoro estivo individuale, apprenda pienamente quanto non aveva appreso in otto mesi di scuola. Possiamo però pretendere serietà ed impegno nel lavoro e nello studio assegnati, perché questa serietà e questo impegno sono la premessa imprescindibile da cui partire per un concreto lavoro di recupero, che potrà, su queste basi, completarsi anche durante l’anno scolastico.
Per questa ragione eventuali residue incertezze verranno registrate su apposite schede e saranno oggetto di attività di recupero e verifica nel corso dell'anno. La permanenza di lacune nella stessa disciplina anche al termine dell'anno scolastico successivo può costituire motivo di non promozione.
I crediti scolastici e formativi
Il sistema di valutazione introdotto dall’esame di Stato prevede che il giudizio finale debba tenere conto dell’intero curricolo dello studente, e non solo dell’ultimo anno.
Viene valutata anche l’attività svolta al di fuori della didattica curricolare: i corsi che uno studente ha frequentato a scuola o presso altre agenzie formative, al di fuori dell’orario delle lezioni, le particolari capacità evidenziate nell’organizzare o gestire specifici progetti. Le attività svolte nel sociale, come cittadino, tutto ciò che concorre a definire meglio le attitudini e la personalità dello studente entra a far parte dei parametri presi in considerazione al momento della assegnazione del voto.
Una ulteriore opportunità viene offerta dalla normativa nella eventualità che il corso frequentato sia documentato e certificato da enti esterni alla scuola, come, ad esempio: le certificazioni di competenza linguistica rilasciate da scuole o enti ufficialmente riconosciuti, oppure la certificazione ECDL, cioè il “patentino informatico europeo”, oppure le esperienze di tirocinio professionale documentate dalle aziende.
Il credito formativo
In questo caso questi titoli aggiuntivi, oltre ad entrare nella valutazione finale dello studente, e perciò nel suo “credito scolastico”, possono essere riconosciuti dal Consiglio di Classe come “credito formativo”.
I crediti formativi sono perciò:
- titoli aggiuntivi certificati da enti esterni
- registrati sul certificato finale di maturità
Questo significa che nel diploma risulta documentato che lo studente, oltre a conoscere le discipline che caratterizzano il suo diploma, ha acquisito anche altre competenze certificate, appunto, come “crediti formativi” aggiuntivi.
In altre parole lo studente diventa il portatore di un curricolo personalizzato, di una specie di libretto che ne descrive le caratteristiche e l’evoluzione, le attività svolte ed i progetti realizzati, i risultati raggiunti.
Questo curricolo trova la sua formalizzazione e la sua sintesi nel Portfolio, di cui si parla più estesamente in altra parte.
Il credito scolastico
I Consigli delle classi Terze, Quarte e Quinte, durante lo scrutinio finale, assegnano il credito scolastico a ciascuno studente sulla base di:
- la media dei voti (la quale stabilisce una fascia di punteggio)
- il curricolo dello studente, la sua partecipazione cioè ad attività nella scuola o fuori, certificazioni linguistiche e informatiche, tirocini aziendali, attività di volontariato, meriti sportivi, ecc. (all’interno della fascia determinata dalla media dei voti, il Consiglio di Classe decide quanti punti assegnare).
Con questo credito scolastico ciascuno studente si presenta all’esame di maturità. Il punteggio verrà sommato ai voti conseguiti nelle prove scritte e nel colloquio.
In questo modo l’istituzione scolastica riconosce che lo studente può essere portatore di conoscenze e competenze non immediatamente derivate dallo studio a scuola, e che queste conoscenze entrano a buon diritto nel profilo finale dello studente stesso.
Il Portfolio diventa lo strumento principale per caratterizzare lo studente ed il suo curricolo
La scelta di muoverci nella direzione della massima personalizzazione dei curricoli individuali è anche quella che ci ha consentito di adottare, accanto ai corsi compattati, una forma di curricolo flessibile, che procede per certificazioni di competenze man mano acquisite.
Da questa personalizzazione ne sono nati i progetti direttamente costruiti per i giovani portatori di handicap, così come abbiamo sperimentato, con esiti molto incoraggianti, a partire dall’anno scolastico 1998-99.
Lo stesso concetto è applicabile, ed è stato sperimentalmente adottato negli ultimi anni, per gli studenti stranieri che si iscrivono alla nostra scuola, essendo portatori, ad esempio, di ottime conoscenze nelle lingue straniere o nelle scienze, ma molto carenti nella lingua italiana.
Per costoro si è pensato di riconoscere, previa verifica, le competenze superiori in lingue, o in altre discipline, dispensandoli da inutili frequenze, e, nello stesso tempo, si è rafforzato l’insegnamento della lingua italiana, associandoli a insegnanti aggiuntivi o a corsi integrativi.
In sostanza: certificando sistematicamente i crediti ed i debiti formativi di ciascuno studente creiamo la premessa necessaria alla costruzione dei curricoli flessibili.
Ma lo stesso meccanismo precedentemente descritto dei “bocciati con credito” ci consente di costruire per lo studente “ripetente” dei percorsi mirati in cui, in luogo delle discipline riconosciute “a credito” è possibile frequentare ore di approfondimento per le materie più lacunose, o, addirittura, discipline diverse, o degli anni successivi, per prepararsi meglio all’anno che verrà.
In occasione dei consigli di classe gli insegnanti compilano una scheda informativa sulla situazione scolastica di ciascuno studente; una copia della scheda viene consegnata ai genitori, che possono così prendere visione di informazioni riguardanti la frequenza scolastica, la partecipazione, l'applicazione allo studio e il profitto. La scheda prevede anche due gruppi di suggerimenti relativi al miglioramento della partecipazione e del metodo di studio che il Consiglio di classe può eventualmente segnalare allo studente.
Nella scheda verranno inoltre segnalate le attività di sostegno o recupero che il Consiglio di classe avrà individuato opportune.
La famiglia trattiene la scheda e restituisce firmato il tagliando allegato, a conferma della presa visione.
E’ un servizio pensato ed organizzato a garanzia della trasparenza del giudizio e della valutazione.
E’ perciò una garanzia per studenti e famiglie, che vengono tempestivamente e formalmente informati della situazione scolastica, anche nei casi in cui, per svariati motivi, non si possa essere presenti alle udienze generali o agli incontri con i singoli docenti.
Cos’è il Portfolio? E’ un raccoglitore di esperienze, certificazioni, crediti, ottenuti sia a scuola che fuori. I corsi che lo studente ha frequentato a scuola o al di fuori dell’orario delle lezioni, le gare a cui ha partecipato, le esperienze di volontariato, i soggiorni-studio all’estero, gli scambi culturali, la partecipazione a iniziative sociali, sportive, culturali, le particolari abilità e capacità, le attività svolte nel sociale, tutto ciò insomma che concorre a definire meglio la personalità e le attitudini dello studente può entrare a far parte del portfolio.
L’iniziativa della costruzione del Portfolio viene gestita dallo studente in stretta collaborazione con l’insegnante delegato di classe, il quale, all’inizio dell’anno, distribuisce i raccoglitori ai ragazzi, e dà consigli e suggerimenti. Il raccoglitore è un regalo della scuola ad ogni alunno.
I ragazzi riempiono e personalizzano il Portfolio con i lavori, i diplomi, i certificati che hanno e che scelgono di inserire. Anche temi significativi, approfondimenti personali, un bel compito, un bel progetto, un disegno possono essere inseriti.
Il Portfolio diventa così l’autopresentazione dello studente.
Durante l’anno, lo studente può eliminare, inserire, cambiare il contenuto del Portfolio. L’insegnante collabora, dà consigli, aiuta a scegliere.
Alla fine dell’anno tutti i Portfolio vengono raccolti dal delegato di classe e consegnati al Consiglio di classe prima dell’ultimo scrutinio.
Per le classi terze, quarte e quinte il Porfolio serve anche per l’assegnazione del credito formativo.
Per gli studenti diplomati il Portfolio diventa uno strumento importante per certificare il proprio curricolo scolastico e per presentarsi nel mondo del lavoro.
Per tutti il Portfolio è inoltre un allenamento alla valutazione di se stesso, delle proprie capacità, dei propri crediti, un allenamento alla stesura di un curriculum personale per domande di lavoro.
Gli studenti si abituano a capitalizzare e certificare le proprie competenze e, risultato non ultimo, a tenere sempre la documentazione delle proprie esperienze.
La certificazione delle competenze degli studenti. La programmazione didattica come sommatoria di UdA
La scelta di dotare ogni studente del suo Portfolio è un passo importante, a nostro avviso, da cui partire nella direzione della costruzione di curricoli personalizzati, tagliati su misura sulle capacità, sulle attitudini e sulle abilità dello studente.
La scuola è in grado di certificare le conoscenze e le competenze acquisite, ed è altresì in grado di accettare che anche altri enti esterni certifichino le acquisizioni e le peculiarità del giovane e di verificarne la validità.
Sulla base di questa intuizione, nell’anno scolastico 2006/2007 abbiamo sviluppato un progetto, che abbiamo intitolato “La scuola creativa”, che ci ha portato a riscrivere la programmazione didattica di ciascun insegnante non più in forma descrittiva, ma come sommatoria di competenze culturali e professionali misurabili e certificabili da far acquisire allo studente.
In parole semplici: tutti i programmi sono stati sezionati in blocchi di Unità Didattiche, o moduli che dir si voglia, autonome ed indipendenti che abbiamo chiamato Unità di Apprendimento (UdA), della durata, ciascuna, di 20/30 ore di insegnamento.
Abbiamo così ricostruito i famosi “programmi annuali” come sommatoria di queste unità, scandite temporalmente nell’arco dell’anno.
Ciascuna di queste UdA è organizzata secondo uno schema fisso:
definizione delle competenze da acquisire in quella unità;
descrizione delle abilità/capacità da sviluppare;
articolazione dei contenuti e delle conoscenze da apprendere;
esposizione delle modalità di verifica e di misurazione del livello di conoscenze;
modalità di certificazione delle competenze acquisite.
Durante l’anno scolastico queste UdA vengono proposte alle classi ed agli studenti. Se uno studente le apprende, e questo fatto è attestato dal superamento di una prova (compito in classe, interrogazione, esercitazione, etc), allo studente stesso vengono accreditate le competenze che erano oggetto della stessa UdA.
Nel momento in cui, al termine dell’anno scolastico, lo studente si vede accreditate tutte, o buona parte, delle competenze previste per quell’anno, si procede alla promozione.
Nel caso che alcune di queste UdA non fossero state acquisite dallo studente, il Consiglio di Classe procederà alla promozione con debito, assegnando come debito proprio quelle UdA non apprese.
La non promozione è conseguenza della non acquisizione delle competenze minime previste per quel determinato anno e per quel determinato corso di studi.
Sviluppando le potenzialità insite in questo sistema di programmi scritti come sommatoria di UdA scritte per competenze certificabili, si potrà arrivare a pensare, in futuro, alla scuola interamente organizzata per unità didattiche autonome, non necessariamente sequenziali, al termine delle quali possano essere rilasciati attestati relativi alle singole competenze acquisite, come già oggi, in piccolo, si fa per gli studenti delle classi prime, e come si fa, in maniera sistematica, nei corsi post diploma IFTS..
Il diploma, alla fine del percorso, diventerebbe semplicemente la certificazione che sintetizza la somma delle abilità raggiunte.
E’ in questa direzione che la nostra scuola si sta muovendo.
Ormai da due anni il Pacioli ha avviato il progetto per la realizzazione di colloqui orientativi rivolti ai suoi studenti.
In breve si tratta di questo:
1) A partire dal mese di aprile o maggio i delegati del Preside delle classi prime, terze e quinte convocano, fissando appositi e formali appuntamenti, i loro studenti per un colloquio, che si prevede della durata media di un’ora.
2) All’interno di questo colloquio il delegato del Preside riferisce allo studente le opinioni, i giudizi, le valutazioni ed i dubbi che il consiglio di classe avrà espresso nei suoi confronti. Il dialogo ha lo scopo di conoscere meglio lo studente, di aiutarlo a comprendere le proprie attitudini e propensioni, a sostenerlo nei punti di debolezza ed a trasmettergli un rinforzo positivo, per stimolarlo ad effettuare con consapevolezza le proprie scelte.
3) Il colloquio, però, è finalizzato anche a ricevere dallo studente, in un confronto franco e responsabile, impressioni, dubbi, valutazioni sulla propria esperienza scolastica. Feed back, insomma, utili al Consiglio di Classe per comprendere meglio la classe stessa.
4) Per gli studenti delle prime questo dialogo può diventare una forma di riconoscimento dell’attenzione che la scuola ha saputo prestare loro, ed un aiuto per guidarli nelle loro scelte scolastiche future.
5) Per quanto riguarda, poi, gli studenti delle quinte, oltre ad essere una forma di restituzione, da parte della scuola, del complesso delle valutazioni e delle elaborazioni che il Consiglio di Classe ha effettuato, negli anni sullo studente, il colloquio è finalizzato anche alla migliore definizione ed alla costruzione del Portfolio personale, che tende a diventare in prospettiva quasi più significativo dello stesso voto di diploma e dell’esame di Stato.
6) I Consigli di Classe, di conseguenza, già a partire dalla tornata di marzo, esprimono valutazioni e giudizi sui singoli studenti, tenendo conto delle necessità di fornire al delegato del Preside spunti e motivazioni per la conduzione del colloquio, a cui verranno chiamati, si noti bene, tutti gli studenti, non solo quelli in difficoltà, come fatto sinora.
7) queste valutazioni riguardano non tanto l’andamento scolastico, inteso come profitto nelle varie discipline, ma sono una forma di misurazione del livello delle competenze raggiunte dallo studente. Sono state individuate quattro competenze trasversali utili per una positiva collocazione nel mondo del lavoro o per la prosecuzione degli studi. Esse sono: “impegno e serietà”, “capacità di lavorare in gruppo”, “capacità di iniziativa ed autonomia”, capacità di comunicazione e relazione”;
8) Per consentire ai Consigli di Classe una rilevazione il più possibile oggettiva di queste competenze abbiamo elaborato delle apposite schede, che definiscono specifici comportamenti, caratterizzanti le competenze fondamentali e facilmente osservabili e registrabili.
L’obiettivo di fondo di questo progetto, pensato come coronamento e completamento di tutto il Progetto Orientamento della scuola, è quello di avvicinare ancor più la scuola allo studente, trattarlo come persona, riconoscendogli diritti e peculiarità specifiche, e chiedendogli dialogo, opinioni, anche critiche.
E’ una nuova forma di valutazione, ma anche di valorizzazione e di corresponsabilizzazione dello studente e della scuola, vissuta, in questo modo, non solamente come la struttura che dà voti e fornisce informazioni e nozioni, ma come una organizzazione “amica”, che cerca il dialogo ed il confronto, che dà consigli e suggerimenti, che ascolta pareri e proposte, e non si limita a fornire inappellabili giudizi.
Per preparare i colloqui finali “di restituzione” agli studenti, abbiamo pensato, a suo tempo, di preparare una griglia di rilevazione e di misurazione oggettiva delle competenze trasversali.
Abbiamo perciò cercato di individuare quali fossero i comportamenti osservabili che caratterizzano il possesso di una certa competenza.
In pratica abbiamo detto: se lo studente è “serio e impegnato”, vuol dire che fa queste cose, se “sa lavorare in gruppo” significa che fa queste altre cose, e così via.
La griglia di valutazione viene così strutturata in questo modo, su tre colonne:
da una parte la definizione della competenza trasversale che si vuole misurare,
in mezzo i vari comportamenti che definiscono questa competenza,
una terza colonna riporta numeri da 1 a 4 per misurare la frequenza con cui il Consiglio di Classe rileva questi comportamenti (1 equivale a un “quasi mai”, 4 ad un “sempre”)
Siamo passati così da generiche definizioni delle competenze trasversali ad uno strumento (la griglia di osservazione) che ci consente di avere una misurazione oggettiva del livello di possesso da parte dello studente delle competenze stesse.
Il passo successivo è stato naturale: se possediamo una misura delle competenze trasversali, possiamo anche certificare all’esterno se e a quale livello uno studente “è serio e impegnato”, “sa lavorare in gruppo”, “ha autonomia di lavoro”, “sa comunicare con gli altri”, che sono esattamente le competenze professionali più richieste dal mondo del lavoro, prima ancora delle competenze tecniche.
Abbiamo così elaborato una certificazione finale per ciascuno studente, strutturata secondo il modello del curriculum europeo, che accompagnerà il diplomato del Pacioli nel mondo del lavoro. Questo significa che il nostro studente uscirà dalla scuola con almeno tre documenti:
1. il diploma, che, attraverso il voto, certifica il livello di possesso delle conoscenze tecniche;
2. il Portfolio che, attraverso la documentazione in esso raccolta, documenta il curriculum completo dello studente;
3. il certificato delle competenze trasversali, che dice quanto lo studente sia capace di districarsi e di affrontare le difficoltà ed i problemi.
Un’altra scelta, che va nella direzione della personalizzazione dei curricoli, è quella di registrare non solo i debiti formativi non colmati, ma anche eventuali crediti accumulati, pur in presenza di non promozioni (i “bocciati con credito”).
Nel momento in cui ci si muove nella direzione della flessibilità dei curricoli, diventa contestualmente irrinunciabile la costruzione di un sistema di valutazione che garantisca i risultati dei corsi, dei gruppi, dei singoli.
Flessibilità senza controllo, verifica e valutazione comporta il rischio del caos e della indeterminatezza, dell'improvvisazione e, alla fine, della mancanza di garanzie per l’utente della scuola.
Abbiamo quindi studiato e costruito un sistema di valutazione interno alla scuola, a garanzia del livello del servizio reso e come presupposto indispensabile ad ogni forma di articolazione degli obiettivi e dei contenuti didattici.
Come operiamo?
· Nel momento in cui i gruppi disciplinari, all'inizio dell'anno, si riuniscono per programmare gli obiettivi ed i contenuti didattici, contemporaneamente concordano, anche, la struttura di una prova finale, costruita e pensata per essere una verifica globale del programma svolto e degli obiettivi raggiunti.
· La prova, poi, viene somministrata nello stesso giorno, alla fine del secondo quadrimestre, a tutte le classi dello stesso anno di corso. Le prove finali delle materie compattate nella prima metà dell’anno vengono somministrate al termine del primo quadrimestre.
· Attraverso la comune e preconcordata griglia di valutazione si può così verificare, classe per classe, il conseguimento o meno degli obiettivi programmati all'inizio dell'anno.
· E’ prevista anche la correzione incrociata delle prove finali: un insegnante corregge i compiti di un’altra classe, e, a sua volta, i suoi compiti sono corretti da un collega: questo consentirà di approfondire il confronto sui criteri di valutazione;
· Nel caso di classi od alunni in difficoltà, si possono poi organizzare interventi correttivi, nell’anno successivo, per riportare le classi o gli alunni ai livelli programmati.
La valutazione delle prove è duplice:
- C’è una valutazione di livello della classe, per individuare quelle classi che, o per conformazione o per traversie varie, non hanno raggiunto appieno i risultati programmati;
- c’è una valutazione individuale, come in un comune compito in classe, che tiene conto della relazione tra obiettivi effettivamente raggiunti dalla classe e risultati del singolo studente. Questa valutazione entra tra gli elementi di giudizio del Consiglio di Classe.
L'obiettivo di queste prove finali generalizzate è molteplice:
- consentire di programmare interventi correttivi, da effettuare in apertura d’anno scolastico successivo, laddove si siano determinati problemi per una classe;
- abituare i ragazzi alla valutazione finale, secondo prove organicamente programmate;
- avviarci verso la costruzione all’interno della scuola di un sistema omogeneo di valutazione, trasparente, comprensibile, condiviso.
L’importanza, la peculiarità di questo esperimento è strettamente connessa ed imprescindibilmente legata al fatto che le prove vengono progettate e strutturate contestualmente in fase di programmazione didattica.
In altre parole: nel momento in cui programmo insieme ai miei colleghi, faccio anche lo sforzo di pormi il problema di come è possibile misurare i risultati dell’intero anno e di costruire uno strumento di misura comune.
Il che non è affatto banale e semplice ma è un ulteriore passo verso la ricerca di una autovalutazione di Istituto che possa essere significativa ed oggettiva.
Per l'utenza questo processo è una garanzia di innovazione controllata e misurata, è una premessa per l'allargamento della didattica alla sperimentazione della flessibilità.
Sin da quando ci siamo posti il problema di trovare una forma oggettiva di valutazione del servizio scuola, abbiamo individuato come nostri riferimenti fondamentali (i “clienti”) sia gli studenti, che gli insegnanti che i genitori.
Misurare il relativo “grado di soddisfazione”, in relazione alle aspettative poste nella scuola di appartenenza, significa, per noi, trovare un oggettivo parametro di valutazione del servizio che noi eroghiamo.
A partire dall’anno scolastico 95/96 abbiamo perciò costruito i questionari da sottoporre a tutti gli studenti a tutti gli insegnanti. Dall’anno 97/98 i questionari vengono sottoposti anche alle famiglie.
I dati raccolti ed elaborati fanno parte delle relazioni trasmesse al Collegio Docenti ed al Consiglio di Istituto e messe a disposizione di tutti coloro che ne facciano richiesta e si trovano nel sito web della scuola sotto la voce “Indagine al Pacioli”
Nell’analizzare i dati va sempre comunque tenuto presente che:
· i dati riportati ed elaborati rappresentano la misura del grado di soddisfazione dell’utente in rapporto alle aspettative poste dall’utente stesso nella scuola.
I valori, perciò, non possono essere considerati in assoluto, ma solo in relazione al livello delle aspettative suscitate.
In altri termini: se uno studente, un genitore, un docente si avvicina alla scuola aspettandosi di entrare nel Paradiso Terrestre, allora, trovando solo una ottima scuola, esprimerà un grado di soddisfazione relativamente basso.
Al contrario, se si pensa di finire in una scuola di basso profilo, ogni novità, ogni elemento migliorativo verrà accolto con entusiasmo.
Tutto questo sta a significare che non sarà mai raggiungibile il 100% della soddisfazione.
Anzi: man mano che la scuola si qualificherà, man mano che il coinvolgimento delle sue componenti fondamentali sarà più accentuato, man mano che aumenteranno la partecipazione, la trasparenza e l'efficacia dei processi avviati, man mano aumenteranno, in proporzione, le aspettative che l'utente porrà nella sua scuola, aumenteranno le richieste, aumenteranno le esigenze da soddisfare. Conseguentemente non necessariamente aumenterà la soddisfazione.
Possiamo ben dire, comunque, che i dati di soddisfazione registrati nei vari anni dalla nostra scuola sono sempre stati positivi, e ci hanno offerto un grosso contributo nell’evidenziare criticità e punti di forza.
Uno dei progetti più innovativi, iniziato in via sperimentale nell’a.s. 2001/2002, e continuato negli anni successivi, è stato quello chiamato “Progetto per l’autovalutazione delle competenze professionali dei docenti”.
Ci siamo posti il problema di trovare forme di valutazione delle competenze dei docenti, e dei miglioramenti indotti dalle attività formative realizzate, al fine di poter costruire programmi di formazione e piani di aggiornamento che partissero da una misurazione reale delle necessità.
Abbiamo anche deciso che le persone più indicate, per misurare la qualità di prestazioni che coinvolgono direttamente o indirettamente la didattica, sono ancora gli insegnanti, la loro professionalità, la loro capacità di autoanalisi e di autocorrezione.
Si trattava, allora, di studiare la possibilità di fornire a tutti i docenti degli strumenti per sviluppare forme di analisi del proprio modo di insegnare, come punto di partenza per avviare eventuali percorsi di miglioramento, di formazione, di aggiornamento.
Il primo passo da cui partire, ci è parso, è quello di aiutare l’insegnante a capire come il proprio stile di lavoro viene percepito dai propri colleghi e dai propri studenti e dalle famiglie.
Abbiamo allora pensato che se, tutti insieme avessimo provato a definire quali dovrebbero essere le principali competenze di un insegnante, avremmo potuto poi, con la collaborazione di tutti i colleghi disponibili, costruire delle check list per declinare in comportamenti ed atteggiamenti definibili ed osservabili le competenze fondamentali individuate.
Queste check list servono a ciascun insegnante per rilevare come gli altri lo percepiscono, sottoponendole ai colleghi ed ai propri interlocutori abituali (studenti, colleghi, genitori, non docenti).
Ciascun docente ricava così delle informazioni sul modo nel quale gli altri lo vedono.
Informazioni rigorosamente personali e riservate, sulle quali riflettere.
Questo percorso ha alcune peculiarità:
è costruito con il contributo e la partecipazione di tutti gli insegnanti che lo desiderano;
fornisce a ciascun docente un prezioso strumento di conoscenza della propria immagine riflessa attraverso gli occhi di coloro che sono i nostri interlocutori quotidiani;
lascia che il protagonista di tutta l’operazione (dalla fase di elaborazione delle check list, alla loro somministrazione, alla elaborazione dei dati raccolti, alla predisposizione di eventuali piani di miglioramento, alla ricerca di confronti e aggiornamenti) sia esclusivamente il singolo insegnante;
non è uno strumento di valutazione delle abilità cognitive, ma un contributo all’approfondimento dell’analisi comportamentale.
Questo progetto ha preso avvio nel mese di maggio 2001, coinvolgendo, nella fase di elaborazione e di definizione delle competenze e delle relative check list di rilevazione circa 60 docenti delle più diverse discipline.
La risposta e la partecipazione dei docenti sono state fortemente positive, così come i giudizi espressi in appositi incontri, che hanno anche evidenziato la necessità di introdurre correttivi migliorativi.
Possiamo perciò dire di aver costruito uno strumento che ci consente di dare a noi stessi una misura di quanto del nostro modo di lavorare viene percepito positivamente, e di quali sono, conseguentemente, le possibili aree del miglioramento.
Ma non solo: dal confronto tra i dati raccolti e la percezione che ciascun insegnante ha di sé, possono nascere momenti di riflessione e conseguenti proposte di intervento migliorativo del proprio profilo professionale.
Non a caso, da allora, il piano di formazione dei docenti prende spunto, fondamentalmente, dalle indicazioni che i docenti danno sulla base dei dati dell'autovalutazione.
La positività delle risposte ottenute e dei dati raccolti, nonché la validità e la affidabilità degli spunti di riflessione ricavati, inoltre, ci hanno convinto a continuare lungo questa strada che ha anche un grande vantaggio:
· gli studenti e le famiglie si sono sentiti direttamente coinvolti, ed hanno dimostrato, in larghissima parte, serietà e partecipazione nella compilazione dei “questionari”.
Questo ha fatto sì che in molte classi si sia potuto aprire un nuovo dialogo tra docenti e studenti; un dialogo che non può che portare ad un miglioramento generale del nostro modo di fare scuola, coinvolgendo e corresponsabilizzando tutte le componenti.
Al fine di conoscere gli sbocchi professionali e le scelte formative degli studenti del Pacioli, ma anche di avere un giudizio sulla qualità del servizio offerto dalla nostra scuola, svolgiamo con periodicità triennale una ricerca-indagine sugli studenti usciti dal Pacioli negli ultimi anni. L’indagine (telefonica, sul 50% dei diplomati degli ultimi 3 anni) è stata svolta una prima volta nel maggio 1999 con la consulenza di una sociologa dell’università Cattolica di Milano.
I dati ricavati dall’indagine sono stati elaborati, confrontati e studiati e pubblicati in un libretto che abbiamo chiamato “Ma dove vanno i diplomati?”, che riporta tutti i dati emersi dalla ricerca.
Sono dati per noi molto interessanti, che ci aiutano a definire meglio le finalità della nostra scuola, i suoi punti di forza ed i suoi limiti.
I dati raccolti, specie perché confrontabili con quelli delle ricerche precedenti, hanno sempre saputo darci importantissime informazioni sulla nostra scuola ed altre idee e stimoli al miglioramento.
I risultati di queste ricerche (“Ma dove vanno i diplomati”- varie edizioni) sono disponibili nel nostro sito web, ed in forma cartacea per chiunque ne faccia richiesta.